Veicoli fuori uso, rifiuti se abbandonati (anche in area privata)

È veicolo fuori uso, ossia rifiuto, non solo quello di cui il proprietario si disfi o abbia l’obbligo di disfarsi, ma anche quello privato della targa di immatricolazione e quello in evidente stato di abbandono in un’area privata.
Così ha statuito la Corte di Cassazione (sentenza 8 giugno 2009, n. 23701) affermando che così deve intendersi la disciplina introdotta dal Dlgs 209/2003 e ulteriormente specificando che in assenza di autorizzazione, qualsiasi attività di raccolta di veicoli fuori uso, in qualsiasi modo esercitata, è illecita ai sensi dell’articolo 256 del Dlgs 152/2006.
Nello stesso senso si è espresso il medesimo Collegio con la sentenza 15 maggio 2009, n. 20424 con la quale ha affermato l’irrilevanza dell’iscrizione al Pra ai fini della qualificazione del veicolo come bene (anziché come rifiuto).

Fonte e altro: www.reteambiente.it (di Lavinia Basso)
* Sentenza Corte di Cassazione 8 giugno 2009, n. 23701 (18-06-2009)
* Sentenza Corte di Cassazione 7 maggio 2008, n. 18352 (14-11-2008)
* Veicoli fuori uso, la “bonifica” non è una operazione di recupero; quindi l’export è sempre soggetto a notifica ed autorizzazione (16-02-2009)
* Dlgs 24 giugno 2003, n. 209 (18-06-2009)
* Decisione Commissione Ce n. 2003/138/Ce (18-06-2009)
* DecisioneCommissione Ce n. 2002/151/Ce (18-06-2009)
* Direttiva Parlamento europeo e Consiglio Ue 2000/53/Ce (18-06-2009)
* Decisione Commissione Ce 2001/753/Ce (18-06-2009)

Sentenza corte costituzionale sulla Tia: e ora chi (e se) dovrà rimborsare l’iva?

Il passaggio dalla tassa rifiuti alla tariffa, previsto dal decreto Ronchi già nel 1997, deve essere nato proprio sotto una cattiva stella.
Un processo lento, difficile e per cui a più riprese si è intervenuti prorogandone l’applicazione in maniera obbligatoria su tutto i comuni, come è avvenuto anche con l’ultimo decreto mille proroghe che la rimanda al 2011, ha oggi un nuovo ostacolo. Una sentenza della Corte costituzionale (la 238/2009) stabilisce infatti che la tariffa che 1193 comuni (al 2008) hanno adottato è in realtà da considerarsi ancora una tassa e pertanto non è lecito applicarvi l’Iva.

Una sentenza che arriva dopo diversi pronunciamenti che ci sono stati nel corso degli anni, anche contrastanti, e che adesso metterà in seria difficoltà quei comuni che hanno chiesto in maniera illegittima la quota Iva ai contribuenti.

Una questione che muove interessi che riguardano ben 17 milioni di cittadini e tutti gli operatori che gestiscono il servizio dei 1193 comuni che hanno abbandonato la tassa per la tariffa.

Con la conseguenza che si potranno richiedere rimborsi da capogiro. La somma in gioco dipenderà da quanto i gestori hanno richiesto per il servizio ai comuni e sui quali si è applicata l’Iva al 10%, pertanto è difficile quantificarla, ma considerando che alcuni comuni hanno adottato la tariffa già dal 2000 è facile prevedere che si tratta di cifre davvero considerevoli e tali da mandare in tilt i bilanci di praticamente tutte le aziende dei servizi nei comuni che hanno optato per questa scelta.

Una soluzione potrebbe essere quella di prevedere un aumento retroattivo della tariffa per coprire la quota Iva che dovrebbe essere rimborsata e tornare quindi a pari, ma questa soluzione se da una parte si potrebbe giustificare con il principio che la tariffa deve coprire tutti i costi di gestione, dall’altra potrebbe contraddire l’altro principio che l’applicazione della tariffa non debba significare aumenti superiori agli indici d’inflazione programmata.

Un bel problema che oltre alle utenze domestiche coinvolge – e lì sono i maggiori problemi-anche quelle private, su cui le cifre potrebbero essere anche più consistenti.

Adesso si dovrà capire se si dovrà rimborsare e chi dovrà farlo, se dovranno essere i comuni, i gestori o l’Agenzia delle entrate e questo non si potrà stabilire in sede diversa da quella governativa.

Ma intanto sembra che nei confronti della trasformazione da tassa rifiuti in tariffa il futuro possa essere ancora più incerto di quanto non sia stato sino ad ora e se da ora in poi dovrà essere considerata a tutti gli effetti un tributo sarà assai difficile utilizzarla, come in alcuni casi si era cominciato a fare, come una leva per indirizzare verso buone pratiche nella gestione dei rifiuti.

Emergenza rifiuti: Berlen al vertice in prefettura

Il comunicato stampa del Comune di Mola e quello della Regione.

Martedì mattina, presso la Prefettura di Bari, alla presenza del vice prefetto vicario Antonella Bellomo, incontro interistituzionale per discutere del conferimento dei rifiuti provenienti dal Salento presso la discarica della Lombardi Ecologia in contrada Martucci, al confine tra i comuni di Mola e Conversano.
Presenti Regione Puglia, Provincia di Lecce, ARPA Puglia e i Comuni di Conversano e Mola di Bari (quest’ultimo rappresentato dal Sindaco Nico Berlen e dall’Assessore all’ecologia Pietro Santamaria).

Nella riunione sono stati confermati nel dettaglio gli impegni che il Presidente della Regione On. Nichi Vendola ha assunto con il Sindaco Berlen lo scorso 1 luglio, a seguito della forte preoccupazione espressa dal Sindaco per il trasferimento di circa 450 t/giorno di rifiuti dal Salento a Conversano.
Gli Enti e le istituzioni presenti, si sono impegnati a:
•    Imprimere ogni massima accelerazione all’entrata in esercizio del sistema impiantistico a regime a servizio del bacino BA5 sito nel territorio di Conversano, contrada Martucci, già realizzato e in avanzata fase autorizzatoria. In tal senso è già stata convocata apposita conferenza dei servizi decisoria dal Responsabile del Procedimento il giorno 13 luglio prossimo finalizzata al completamento dell’iter autorizzatorio e al conseguente avvio dell’esercizio del nuovo impianto.
•    Provvedere alla chiusura definitiva della discarica di Conversano, attualmente in esercizio, nel più breve tempo possibile e comunque entro il 31 dicembre 2009.
•    Definire, in sede di Autorizzazione Integrata Ambientale, di concerto tra tutti gli Enti portatori di interesse, le modalità di monitoraggio e post gestione della discarica di Conversano, gestita dalla Lombardi Ecologia, nonché del nuovo impianto complesso.

Le amministrazioni di Conversano e Mola di Bari hanno rappresentato il notevole impatto connesso al conferimento dei rifiuti urbani della Provincia di Lecce presso la discarica di Conversano, anche in considerazione del fatto che lo stesso impianto riceve, in questa fase transitoria, i rifiuti urbani del bacino BA2. La riunione si è conclusa con l’aggiornamento della seduta per il giorno 16 luglio prossimo  presso la stessa Prefettura di Bari.

“Per noi – ha dichiarato al termine della riunione il Sindaco di Mola Berlen – resta fondamentale, tassativo e vincolante l’impegno preso dai nostri interlocutori a chiudere definitivamente la discarica in contrada Martucci e a monitorare gli effetti determinati da trent’anni di smaltimento dei rifiuti in quel sito. Chiudere una discarica e garantirne una corretta gestione post chiusura non è né facile né automatico. Il ciclo integrato dei rifiuti va governato in tutte le sue fasi e con i mezzi giusti. Per fare questo occorre che ognuno faccia il proprio dovere. Ci aspettiamo anche dalla Provincia di Bari e dall’ATO Bari 5, assenti questa mattina, il massimo dell’impegno e della collaborazione.”
Luca Basso

Arte e rifiuti

Rifiuti che si trasformano in statistiche e diventano arte. E’ questa la filosofia di base delle opere di Chris Jordan, un fotografo americano che con “ARTE” denuncia consumi e sprechi della nostra società, invitandoci a riflettere su riduzione, riuso e riciclo dei rifiuti.

Guarda la presentazione.
Per chi volesse scoprirne delle belle segnaliamo il sito: www.chrisjordan.com

L’Anci risponde su RSU e nuovo accordo quadro Anci-Conai

Il primo gennaio 2009 è entrato in vigore il nuovo Accordo Quadro ANCI – Conai. L’intesa prevede che ai Comuni che sottoscrivono le convenzioni venga riconosciuto e garantito nel tempo un corrispettivo economico in funzione della quantità e della qualità dei rifiuti urbani raccolti. Gli imballaggi in acciaio, alluminio, carta, legno, plastica e vetro vengono in tal modo conferiti al Sistema Consortile, che li avvia a riciclo in appositi centri individuati sul territorio.

Tra gli obiettivi dell’accordo vi è quello di realizzare una crescita non solo dimensionale, ma soprattutto qualitativa delle raccolte di rifiuti. Per ottenere un continuo e crescente contenimento dei costi ed una ottimizzazione delle rese del riciclo, l’ANCI ed il Conai promuoveranno ed incentiveranno, la diffusione di linee guida condivise, relative non solo ai modelli organizzativi ma anche alle attrezzature della raccolta differenziata.

Il ruolo del Sistema si svolge comunque in una logica di sussidiarietà rispetto al mercato. Il nuovo Accordo propone, infatti, ai Comuni e ai gestori convenzionati la possibilità di sganciarsi, all’interno di finestre temporali preventivamente definite, dagli obblighi di conferimento destinando il materiale sul libero mercato. E’ inoltre prevista la possibilità di rientrare nelle convenzioni, ancora una volta all’interno di periodi preventivamente definiti, per permettere la pianificazione industriale e finanziaria del sistema. (ar)

1. I costi del servizio rsu

Con riferimento al grado di copertura del servizio smaltimento rifiuti solidi urbani art.61 D.gs. 507/93, si chiede se nel costo del servizio debbano essere considerate le seguenti voci: 1) acquisto di bidoni per conferimento del verde – costo sostenuto dall’amministrazione comunale per distribuzione gratuita ai cittadini; 2) spazzamento strade; 3) gestione piattaforma ecologica intercomunale; 4) costi del personale; 5) costi smaltimento rifiuti speciali; 6) compenso esattore per ruolo. Si chiede inoltre se sia corretto portare in diminuzione del costo ottenuto, i ricavi relativi alla vendita di materiale recuperato con raccolta differenziata.

Risposta

Sono sicuramente compresi nei costi coperti dalla tassa le spese indicate ai punti 1, 2, 3. Il costo posto al punto 4 deve riguardare esclusivamente il personale addetto al servizio. I costi relativi allo smaltimento dei rifiuti speciali sono compresi se riguardano rifiuti speciali assimilati cioé conferiti al servizio pubblico gestito in regime di privativa. Il compenso dell’esattore non e’ compreso tra quelli riguardanti il servizio. Il ricavo della vendita dei materiali recuperati con la raccolta differenziata deve essere portato in riduzione sui costi.

2. L’abbandono dei rifiuti

Il D.Lgs. 152/2006 sanziona il deposito di sacchetti di rifiuti in orario non consentito su suolo pubblico con sanzione da 25,00 a 500,00 euro. Ciò premesso il Sindaco può, ai sensi dell’art 50 comma 4 e 5 del Tuel, regolamentare con ordinanza sindacale il gettito su suolo pubblico dei sacchetti di rifiuti solidi urbani ed applicare una sanzione amministrativa da 200,00 a 1.000,00 euro per ogni violazione accertata ?

Risposta

I D.Lgs. 22/1997 e 152/2006 non forniscono una definizione dell’abbandono di rifiuti. Si può invece desumere cosa si intende per deposito incontrollato, ritenendo tale quello che avviene in maniera diversa dal deposito temporaneo di cui all’art. 183, lett. m) del citato Decreto 152, e presenta una caratteristica di continuità di abbandono. Per abbandono si intende un accumulo di rifiuti su aree pubbliche e private costituito da beni o oggetti lasciati con incuria e al degrado, e quindi con l’evidente intenzione di disfarsene. In questi termini anche l’abbandono di sacchetti in orari non consentiti può configurare una situazione riconducibile all’art. 192 del decreto ambientale. Tuttavia si ritiene che il caso esposto possa trovare adeguata collocazione nel regolamento previsto dall’art. 198 del Decreto ambientale, di competenza dei Comuni, con il quale questi disciplinano, tra l’altro le modalità del conferimento della raccolta differenziata. In questo caso il conferimento dei rifiuti operato in maniera non conforme alle disposizioni regolamentari, costituisce violazione diversa da quella considerata dall’art. 192, comma 1 e può essere assoggettata alla sanzione di cui all’art. 7-bis del Tuel.

3. La composteria

Per estendere la raccolta differenziata alla frazione umida sono state acquistate le compostiere da assegnare ai cittadini che dispongono degli spazi necessari. Per gli altri si sta acquistando una compostiera da collocare al coperto in un immobile comunale. Occorrono per essa autorizzazioni particolari ?

Risposta

La compostiera è un contenitore dotato di coperchio, in alto, utile al caricamento del materiale da compostare e di uno sportellino laterale, in basso, da cui si può prelevare il compost maturo. Le pareti sono realizzate in modo tale da possedere una serie di fessure indispensabili per la circolazione dell’aria al suo interno. Sarebbe meglio posizionarla in un luogo a parziale ombreggiamento in estate e soleggiato d’inverno e sarebbe necessario porla a diretto contatto con il suolo dal quale il materiale riceve parte dei microrganismi utili al processo.

Nel caso di impianti per il riciclaggio e per il recupero di materia prima secondaria e di produzione di compost di qualità dai rifiuti provenienti da raccolta differenziata si applica la procedura semplificata di cui al D.Lgs. 152/05 ed in particolare l’art. 216 (operazioni di recupero) il quale dispone, tra l’altro, che a condizione che siano rispettate le norme tecniche e le prescrizioni specifiche di cui all’articolo 214, commi 1, 2 e 3, l’esercizio delle operazioni di recupero dei rifiuti può essere intrapreso decorsi 90 giorni dalla comunicazione di inizio di attività alla Provincia competente, entro 10 giorni dal ricevimento della comunicazione stessa.

Fonte: www.gdc.ancitel.it

Tassa/Tariffa rifiuti, slitta il passaggio

Invariato anche per il 2009 l’attuale regime di prelievo relativo al servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti adottato nei Comuni, meglio noto come “Tarsu”, acronimo di tassa per lo smaltimento dei rifiuti urbani.

A prorogare il regime di tassazione ed a congelare il passaggio al regime tariffario previsto dal decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 è il Dl 208/2008. Il medesimo decreto d’urgenza ha altresì prorogato l’applicazione ai rifiuti assimilati agli urbani della tariffazione rispetto alle quantità conferite nel circuito dei rifiuti urbani.

Fonte: www.reteambiente.it (di Vincenzo Dragani)

Raccolta differenziata: settore del recupero vicino alla paralisi

“Il settore del recupero rifiuti vive oggi una situazione di empasse a causa della crisi economica del comparto produttivo, della drastica conseguente riduzione della domanda e del crollo delle quotazioni delle materie prime. Se il Governo non prenderà provvedimenti urgenti, rischiano di crearsi le condizioni per nuove situazioni emergenziali su tutto il territorio nazionale”. La denuncia viene da Fise Unire, l’associazione che in Confindustria rappresenta il settore del recupero rifiuti.
Ogni anno il mercato del riciclo produce 35 milioni di tonnellate di materiali recuperati sostitutivi delle materie prime vergini, dei quali 20 sono costituiti da metalli, 5,5 da carta e cartone, 4,8 da legno, 1,8 da vetro e 1,3 da plastica. Negli ultimi anni, a fronte di una produzione industriale in contrazione dell’1,6%, le attività di recupero sono cresciute complessivamente dell’8,2%.
L’attuale situazione di mercato – spiegano da Fise Unire – caratterizzata dalla crisi economica e finanziaria e dal crollo delle quotazioni delle materie prime (e con esse delle “materie prime secondarie”, derivanti dal recupero dei rifiuti), rischia di compromettere i risultati raggiunti in decenni di attività da un settore economico che riveste un ruolo strategico per il sistema produttivo del Paese.
Ad oggi il Governo, dopo l’allarme lanciato a novembre dall’Associazione nel corso della fiera Ecomondo e le recenti segnalazioni della gravità della situazione, ha accolto l’ordine del giorno presentato alla Camera nell’ambito del provvedimento sull’emergenza rifiuti in Campania. L’Esecutivo si è così impegnato a trovare “misure di sostegno all’industria del riciclo, sia valutando la necessità di individuare adeguate soluzioni al problema dello stoccaggio dei materiali prodotti, sia agendo in prima persona per dare piena attuazione alle disposizioni in materia di “acquisti verdi” da parte della pubblica amministrazione”.
In Italia lo sviluppo delle raccolte differenziate (in particolare al centro-nord) ha determinato la saturazione del fabbisogno nazionale di macero e l’aumento delle esportazioni verso i mercati extra-europei contraddistinti da un crescente fabbisogno di materiali recuperati per alimentare i propri settori produttivi. Adesso, la domanda dall’estero, in conseguenza della crisi internazionale e di fenomeni di ristrutturazione produttiva, si è fortemente ridotta.
“Il ‘blocco’ delle esportazioni”, evidenzia il presidente Unire Corrado Scapino, “si somma alle già consistenti difficoltà di individuazione di sbocchi per i materiali recuperati all’interno del Paese; difficoltà anch’esse legate al repentino crollo della domanda. L’eccedenza dei materiali raccolti e che non trovano più sbocco sul mercato – aggiunge Scapino -, “sta quindi causando il loro accumulo presso le piattaforme di recupero, ormai prossime al collasso, anche rispetto alle capacità massime di stoccaggio consentito”.
Unire ha, pertanto, scritto al ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, Stefania Prestigiacomo e al ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, affinché prendano provvedimenti urgenti per evitare che le aziende si trovino costrette a respingere i carichi di rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata, per non contravvenire alle prescrizioni autorizzative e penalizzare le amministrazioni locali.
In particolare, Unire ha chiesto, da una parte, un provvedimento che ponga immediato e temporaneo generale rimedio all’eccezionale situazione per il superamento degli stoccaggi autorizzati, e, dall’altra, l’attivazione di un tavolo (che veda coinvolti ministeri e rappresentanze industriali) per l’individuare misure necessarie a fronteggiare la grave situazione di crisi del comparto.

Fonte: www.e-gazette.it