La posidonia si trasforma in arte

Proponiamo un articolo pubblicato sul giornale “Il crotonese” il mese scorso. E’ dedicato alla posidonia e all’artista crotonese Antonino Romanò, che abbiamo conosciuto in occasione dell’ultima edizione di Festa dell’Ambiente a Mola. All’interno si parla di posidonia, di arte e di Mola di Bari.

ARTICOLO

Su questo sito è possibile approfondire la conoscenza di Antonino Romanò:

L’arte di Antonino Romanò ha colpito
Lavori in corso, l’arte di Antonino Romanò alla Festa dell’Ambiente

Posidonia oceanica: quando le alghe sono un concime. Che bella scoperta

Nell’articolo “Posidonia oceanica: quando le alghe sono un concime. Che bella scoperta” pubblicato l’11 marzo 2010, il quotidiano Puglia recensisce il libro pubblicato dal Comune di Mola di Bari sul recupero dei residui spiaggiati di posidonia.

Ecco il caso dei residui spiaggiati a Mola di Bari.

MOLA DI BARI -  Non solo carta, plastica, vetro e alluminio. Anche 1e alghe possono essere recuperate e riciclate per diventare concime ecologico ed economico. E’ il caso della Posidonia oceanica, una pianta marina molto diffusa nelle acque del litorale barese, in particolare a Mola di Bari, che per anni ha arrecato disagi nella zona.

Gli accumuli di residui, infatti, causano cattivi odori molto intensi, soprattutto dopo l’avvio dei processi di decomposizione. Un problema non solo di igiene e decoro pubblico, ma anche di tutela delle coste, visto che l’alga ha effetti anche nella modellazione dei litorali e nella loro protezione dai fenomeni erosivi. Per anni i cittadini si sono difesi dando fuoco ai residui accumulati, causando però l’emissione di fumi nocivi e di ulteriore cattivo odore. Di qui la necessità di trovare una soluzione definitiva. E allora perché non riciclare i residui? Lo diceva anche il poeta latino Lucrezio, “nulla si crea e nulla si distrugge”, ma a tutti va data una seconda possibilità, anche alle alghe. La collaborazione tra l’amministrazione comunale di Mola di Bari e l’Arpa (Agenzia Regionale Protezione Ambientale) Puglia, cominciata nel 2006, ha portato ad un progetto di ricerca per il recupero dei residui di Posidonia oceanica, curato dal centro ‘La Noria’ di Mola di Bari e portato avanti dai ricercatori Angelo Parente (Istituto di Scienze dalle Produzioni Alimentari del Cnr di Bari) e Pietro Santamaria (Dipartimento di Scienze delle Produzioni Vegetali dell’Universitá di Bari), che lo hanno ripercorso nel volume “Il caso dei rifiuti spiaggiati di Posidonia oceanica: da rifiuto a risorsa”, edito da Levante. Nel 2009 il Ministero delle politiche Agricole ha ammesso la pianta marina nell’elenco delle matrici comportabili. Il libro analizza dal punto di vista scientifico gli studi compiuti per giungere alla certificazione ministeriale, l’intensità della diffusione della Posidoma ocemica sul territorio regionale e le varie possibilità di utilizzazione e di recupero del vegetale.
Il progetto dimostra come sia possibile coniugare 1e esigenze di tutela del territorio, decoro pubblico ed ecologia e nello stesso tempo favorire la ricerca scientifica sul territorio. Un’ini¬ziativa di alto livello, che mira alla sensibilizzazione ambientale dei cittadini, facendo anche riferimento alle energie culturali e accademiche della nostra terra, da sempre poco sfruttate, perché poco conosciute o coltivate. Il risultato fa deci¬samente onore alla comunità scientifica locale e dà una prova di come non sia sempre necessario andare via dalla Puglia per diven¬tare ricercatori e scienziati di valore: rendersi utile alla propria terra dà spasso molte soddisfazione, anche più di un premio.

Fonte: Puglia dell’11 marzo 2010, pag. 11 (di Antonella Paparella)

28 tonnellate di residui di posidonia recuperate in un giorno

Per liberare l’accesso al mare del porticciolo di Portecchia è stato necessario caricare e allontanare tre camion di residui di posidonia il 2 febbraio scorso. Complessivamente sono stati recuperati 28,3 t di residui di posidonia che saranno utilizzati negli studi sull’impiego di questa biomassa nella produzione di compost e come ammendante del terreno.

La quantità di residui di posidonia recuperata da appena 10-15 metri di battigia il 2 febbraio scorso equivale ai rifiuti solidi urbani che normalmente si producono a Mola in un giorno. A Portecchia si stima la presenza ancora di oltre 100 t di posidonia spiaggiata.

Il problema dei residui di posidonia spiaggiata interessa tutti i paesi del Bacino del Nediterraneo. Il Comune di Mola ha anche presentato una proposta di progetto a livello europeo con enti di ricerca e altri partner impegnati nella definizione della gestione e del recupero ecosostenibile di questo rifiuto.

Su questo sito abbiamo pubblicato spesso articoli sui residui di posidonia. Ne segnaliamo solo alcuni:

Con gli egagropili di posidonia il verde urbano ci guadagna

La rivoluzione della posidonia

Venerdì 29 maggio presentazione del libro: “Il caso dei residui spiaggiati di Posidonia oceanica”

I residui di posidonia spiaggiata possono essere compostati

Un’altra presentazione e recensione per il libro sulle piante spontanee della cucina molese

spontaneeVi segnaliamo una nuova presentazione del libro “Piante spontanee nella cucina tradizionale molese. Storie curiosità e ricette (di Vito V. Bianco, Rocco Mariani e Pietro Santamaria, edito da Levante Editori e promosso dal Comune di Mola). Pumass, Slow Food e WWF lo presentano a Montemesola (TA) il 18 dicembre.

Clicca qui per scaricare la locandina.

Il libro è stato recensito, con il precedente sul recupero dei residui di posidonia, anche questo prodotto dal Comune di Mola, sul sito della Società orticola italiana.

Con gli egagropili di posidonia il verde urbano ci guadagna

viole ed egagropiliIn due alloggiamenti davanti al Palazzo Roberti i residui spiaggiati di posidonia sono stati utilizzati come pacciamante e hanno migliorato l’effetto prodotto dalle pansé in fiore.

Qualcuno avrà notato che con gli ultimi interventi di abbellimento del verde cittadino in Piazza XX Settembre  è stata realizzata una piccola prova sperimentale per valutare l’efficacia dei residui spiaggiati di posidonia come pacciamante per il verde urbano. Più in particoalre, con il trapianto di migliaia di piante da fiore (vinca e pansé) negli alloggiamenti di un centinaio di alberi presenti in Piazza XX Settembre (lecci, pini, tamerici, ecc.) è stato sperimentato l’impiego degli egagropili come materiale pacciamante. La prova ha interessato due alloggiamenti davanti a Palazzo Roberti. Prima della descrizione dell’intervento è il caso di ricordare cosa sono gli egagropili.

egagropiliGli egagropili (le cosiddette “palle di mare”) sono formazioni sferiche o sub-sferiche costituite da fibre di residui di posidonia strettamente intrecciate tra di loro, che si formano per effetto del moto ondoso e dei venti. Una descrizione più dettagliata con foto è presente sul libro prodotto dal Comune di Mola “Il caso dei residui spiaggiati di Posidonia oceanica: da rifiuto a risorsa” (Levante editori, Bari, a cura di Angelo Parente e Pietro Santamaria). I residui spiaggiati di posidonia sono presenti praticamente lungo tutto il litorale molese. Le cale Padovano, Pelunno, Portecchia, delle Alghe e Rena sono spesso invase dai residui spiaggiati di questa pianta marina. I siti in cui il fenomeno assume maggiore rilevanza sono il porticciolo di Portecchia e il Molo di Levante. Nel primo sono presenti accumuli periodici di notevole entità costituiti essenzialmente da foglie di posidonia, nel secondo sito si ritrovano soprattutto fibre ma anche foglie ed egagropili di posidonia.

Chiunque osservi gli egagropili resta ammirato dalla varietà delle dimensioni di queste sfere. Sono perfette per tutti i giochi di palla e per dare libero sfogo alla creatività dei più piccoli, e non solo.  Possono essere utilizzate, per la loro forma e struttura, dai sarti come puntaspilli (sul libro citato è presente una foto molto suggestiva). Gli antichi Egizi utilizzavano gli egagropili, opportunamente sfibrati, per costruire scarpe. I vecchi maddalenini (abitanti dell’isola della Maddalena in Sardegna) identificavano gli egagropili come escrementi della foca monaca e li soprannominano “cacati di boiu marinu” (1).

A livello sperimentale, gli egagropili sono stati già utilizzati nel comune di Mola di Bari come pacciamante negli alloggiamenti delle alberature stradali. Oltre ad avere un effetto sulla riduzione delle infestanti, i residui di posidonia si sono dimostrati elementi validi per migliorare il decoro urbano (1).

viole in formella con alberoIn Piazza XX Settembre, negli alloggiamenti degli alberi davanti a Palazzo Roberti gli egagropili erano stati messi durante la mostra di Antonino Romanò “Lavori in corso”, dal progetto “Egagropili, rinascita e movimento”, basata sull’impiego dei residui di posidonia spiaggiata. Ora quei residui e gli egagropili abbelliscono gli alloggiamenti aggiungendo superfici sferiche, rilievi e variazioni cromatiche ulteriori alle tante forme e ai colori delle piante fiorite. La differenza tra alloggiamenti con e senza gli egagropili è evidente e può essere apprezzata dal confronto tra le due foto inserite in questo articolo.

(1) Informazioni tratte dal libro “Il caso dei residui spiaggiati di Posidonia oceanica: da rifiuto a risorsa” (Levante editori, Bari, a cura di Angelo Parente e Pietro Santamaria).

La rivoluzione della posidonia

Il prof. Nicolò Carnimeo, docente di diritto della navigazione presso la Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Bari, ha recensito sulla Gazzetta del Mezzogiorno il libro “Il caso dei residui spiaggiati di Posidonia oceanica: da rifiuto a risorsa” che è stato presentato la settimana scorsa a Mola.

MOLA DI BARI PRESENTATO IL VOLUME DI ANGELO PARENTE E PIETRO SANTAMARIA

La rivoluzione della posidonia

Da rifiuto a risorsa per l’ecologia

«Serve a far respirare il mare», così dicevano i vecchi pescatori pugliesi quando parlavano di posidonia. Erano custodi di una antica saggezza popolare, sapevano che quella «pianta» (n.d.r non è un’alga come comunemente si crede) era un tassello importante nell’ecosistema marino, le sue verdi praterie una insostituibile zona di riproduzione per molte specie. E così avevano imparato a rispettarla, e quando d’inverno le mareggiate la portavano sulle spiagge o sulle scogliere la riutilizzavano riempiendoci i cuscini o i materassi, si diceva che aiutassero i malati di asma, ma la adoperavano anche per la costruzione o l’isolamento dei tetti. E c’è chi ricorda ancora i carri dei contadini stracarichi di posidonia spiaggiata che dalla costa del barese andavano verso l’entroterra, per raggiungere le campagne di Conversano, Rutigliano, Turi divenendo così un fertilizzante a buon mercato.
Una consuetudine che abbiamo dimenticato, sacrificato in nome del «progresso», sino a che oggi la posidonia ammassata sulle spiagge è divenuta un rifiuto, una massa ingombrante da portare in discarica. E per le amministrazioni pubbliche rappresenta un notevole costo di bonifica. Ma questa pianta può ancora tornare ad essere una «risorsa», lo spiegano due ricercatori pugliesi Angelo Parente e Pietro Santamaria in un libro edito da Levante dal titolo Il caso dei residui spiaggiati di Posidonia oceanica: da rifiuto a risorsa che è stato presentato ieri un accorato incontro nella sala conferenze del Castello Angioino di Mola di Bari. In base alle ricerche degli studiosi tra le diverse forme per rendere nuovamente utile la posidonia come la produzione di carta, la ricostituzione di cordoni dunali, la produzione di biogas, vi è la possibilità   gia sperimentata nell’azienda sperimentale di Mola di Bari La Noria dell’Istituto di Scienze delle Produzioni Alimentari (Ispa) del Cnr di Bari   di produrre compost, un fertilizzante agricolo che ha dato ottimi risultati, specialmente nella coltura del pomodoro. Grazie alle ricerche pugliesi che hanno avuto una eco internazionale è stato recentemente pubblicato un decreto legislativo che ne prevede la possibilità di utilizzo. Si tratta di una vera e propria rivoluzione ambientale che parte dalla Puglia, ma che interesserà presto altre regioni costiere italiane. Il progresso a volte non è altro che il recupero di una saggezza antica.

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno, 31 maggio 2009.

Venerdì 29 maggio presentazione del libro: “Il caso dei residui spiaggiati di Posidonia oceanica”

Venerdì 29  maggio,  alle ore 19.30 nella Sala Conferenze del Castello Angioino a Mola di Bari, l’Amministrazione comunale di Mola presenta il libro

Il caso dei residui spiaggiati di Posidonia oceanica: da rifiuto a risorsa” a cura di Angelo Parente e Pietro Santamaria, Levante Editori.

Presenti gli autori e l’editore.

Interverranno:
Nico Berlen, Sindaco di Mola di Bari;
Michele Losappio, Assessore all’ambiente della Regione Puglia;
Enzo Russo, Assessore all’agricoltura della Regione Puglia;
Antonello Antonicelli, dirigente settore ecologia, smaltimento rifiuti, bonifiche Regione Puglia;
Luigi Trotta, dirigente dell’ufficio servizi sviluppo agricolo Regione Puglia

Ingresso libero.

Il libro:  La posidonia non è un’alga, come sostengono in tanti, ma una pianta marina superiore endemica del Mediterraneo. Negli ecosistemi marini, la posidonia svolge funzioni fondamentali per la vita, però dopo mareggiate intense, in particolare durante la stagione autunno-invernale, i suoi residui si accumulano lungo la costa e creano disagi igienico-ambientali. In questo libro, un gruppo di ricercatori pugliesi esamina le caratteristiche chimico fisiche del materiale spiaggiato e propone il compostaggio della posidonia, riscoprendo usi e tradizioni millenarie. Trasformare un rifiuto in una risorsa si può: nulla si distrugge, tutto si trasforma.

La pubblicazione del volume “Il caso dei residui spiaggiati di Posidonia oceanica: da rifiuto a risorsa” è un prodotto del Programma PIC Urban 2.

Anticipiamo l’introduzione dei due curatori del libro.

Luca Basso

Risorse: link alla notizia sul sito della Facoltà di Agraria di Bari