Energia nucleare: “ritorno al futuro” o “salto nel buio”?

L’energia nucleare scaturisce dal bombardamento dell’uranio con neutroni: il nucleo dell’uranio si divide in due nuclei più piccoli (tramite un processo di “fissione nucleare”), il che di per sé genera energia a loro volta, altri neutroni continueranno a far dividere i nuclei di uranio (dando luogo alla “reazione a catena” nucleare). Durante questo processo, viene emessa radioattività ad alta intensità: gli oggetti e i metalli esposti alle radiazioni diventano essi stessi radioattivi (ossia “scorie radioattive”).

I principali pregi di tale forma d’energia sono:
1) la produzione di un’enorme quantitativo di energia con limitate quantità d’uranio
2) e la produzione d’energia senza emissioni di anidride carbonica (CO2), la principale causa dell’effetto serra (a differenza del carbone o del petrolio)

Dai dati forniti dalla “Agenzia internazionale per l’energia atomica” risulta, ad esempio, che:
il Paese più “nuclearizzato” del mondo è gli Stati Uniti (che possiede ben 104 impianti), che però produce grazie ai suoi reattori meno del 20% dell’energia prodotta nel totale all’interno dei propri confini! Mentre il Paese più “dipendente” dal nucleare è la Francia, che produce attraverso i suoi impianti atomici ben il 75% dell’energia creata nel suo territorio.

Energia nucleare: limiti, problemi e rischi

I limiti, i problemi ed i rischi connessi al ricorso all’energia nucleare appaiono insormontabili ed enormemente superiori ai benefici che tale fonte energetica comporta. Eccone i più significativi:

1) comprovata è la scarsità e limitatezza dell’uranio in natura.
Questo elemento è destinato ad estinguersi. Non esistono stime ufficiali sull’estrazione annuale di uranio (dati tutti coperti dal segreto militare o di Stato) ma, secondo un rapporto dell’ “Energy Watch Group” (istituito da un gruppo di parlamentari tedeschi con la partecipazione di scienziati ed economisti), non solo il petrolio e gli altri combustibili fossili sono in via di esaurimento ma anche l’uranio è destinato a scarseggiare entro 35-40 anni, cioè entro il 2050 (come del resto l’oro, il platino o il rame).
E’ ragionevole elaborare piani energetici per il futuro sulla base di una materia prima “senza futuro”?!

2) insoluto è il problema dello stoccaggio delle scorie nucleari.
Nessun paese al mondo è giunto a una soluzione definitiva di stoccaggio. Le scorie andranno conservate per migliaia di anni (fin quando non decadrà il loro livello di radioattività). Al momento, la scienza non è in grado:
né di distruggere le scorie radioattive
né di accelerare i periodi di decadimento della loro radioattività.
In Italia, nel 2003, si è fermata per protesta un’intera regione italiana per impedire la realizzazione di un deposito geologico di scorie (quelle che ancora l’Italia detiene per l’attività delle nostre vecchie centrali nucleari, chiuse negli anni ’80). Tutt’oggi nella bolletta della luce, alla voce A2, paghiamo ancora una retta per il loro smaltimento!
Come possiamo pensare al nucleare oggi quando, per il nostro Paese, è ancora irrisolto il problema dello stoccaggio dei “rifiuti” delle centrali degli anni ‘60?!

3) “ineliminabili” sono i rischi d’incidente nucleare.
E’ vero che ogni attività umana comporta dei rischi per l’uomo, più o meno marcati. Ma ci rendiamo conto che l’attività nucleare non è una attività come qualunque altra e che le conseguenze di eventuali incidenti sarebbero disastrose per l’intera Umanità (o gran parte di essa)?!
Anche se tali rischi sarebbero ridotti dalla costruzione di centrali di terza-quarta generazione, il rischio (anche se minore statisticamente) permane lo stesso! Nonostante la disinformazione comune, infatti, “non esiste” un nucleare sicuro o a bassa produzione di scorie: esiste solo un nucleare più innovativo! Secondo il premio nobel italiano per la fisica, Carlo Rubbia, vi è un “calcolo delle probabilità” per cui “ogni cento anni un incidente nucleare è possibile”. Rischio che statisticamente aumenta con l’aumentare del numero delle centrali! Se da un lato le nuove centrali di ultima generazione garantiscono un livello di sicurezza elevato, dall’altro non si può fare a meno di pensare che anche la centrale di Chernobyl era stata considerata sicura a suo tempo!
Come se non bastasse, una inchiesta del quotidiano britannico “The Independent” ha denunciato come, in caso di incidente, le centrali nucleari di nuova generazione sarebbero più pericolose dei vecchi impianti che dovrebbero sostituire! I nuovi reattori che verranno costruiti in Gran Bretagna (ma anche in Italia, dopo l’accordo siglato tra Berlusconi e Sarkozy), secondo alcuni documenti di natura industriale che provengono dalla azienda francese Edf (la stessa che ha appena sottoscritto un accordo con Enel):
ridurrebbero il rischio di incidenti (grazie alle nuove tecnologie)
ma, nel caso avvenga una fuoriuscita di radiazioni, questa sarebbe più consistente e pericolosa che non in passato (si stima che, in tal caso, le perdite umane potrebbero essere doppie rispetto al caso Chernobyl!).
I sostenitore del nucleare si difendono ricordando un dato: nonostante l’Italia dal 1987 ha chiuso col nucleare, sono ben 13 le centrali straniere presenti ad un passo da casa nostra (a meno di 200 km), esattamente quelle di:
Phenix, Tricast, Cruas, Saint-Alban, Bugey e Fessenheim (in Francia)
Muenleberg, Goesgen, Beznau e Leibstadt (in Svizzera)
Grundemmingen e Isar (in Germania)
e Krsko in (Slovenia).
L’Anpa (l’Agenzia nazionale per la protezione ambientale) considera le stesse come se fossero praticamente nel territorio italiano ai fini delle conseguenze di un incidente! Sebbene protette dalla barriera alpina, le nostre regioni confinanti con le centrali elencate subirebbero ugualmente l’impatto di un’eventuale nube di particelle radioattive liberata. A seconda della quantità del materiale liberato e della direzione dei venti, le aree coinvolte potrebbero estendersi ben sotto la fascia settentrionale del nostro Paese.
Tutto questo è vero. Ma ha senso pensare che ciò sia una valida ragione per costruire nuove centrali anche in suolo italiano, così aumentando statisticamente il rischio che in Europa si verifichi un incidente nucleare?!

4) enormi sono i costi di costruzione e di gestione delle centrali nucleari.
Da circa 15 anni nessun paese occidentale (salvo la Finlandia) ha messo in cantiere nuove centrali nucleari: l’ultimo reattore nucleare costruito nella nazione più nuclearizzata al mondo (gli USA) risale al 1979 (trent’anni fa!). Questo per un semplice motivo: l’energia nucleare è “anti-economica”, poiché elevatissimi sono i costi:
sia di realizzazione degli impianti (5 miliardi di euro per ogni centrale)
sia di gestione degli stessi (costi militari per garantirne la sicurezza dagli attentati terroristici, costi d’attività, costi per smantellare la centrale nucleare al termine della sua attività…).
Tutti costi non sostenibili da un’industria privata, che richiedono l’intervento dello Stato a copertura delle spese (aumentando le tasse e le imposte sui contribuenti): il basso costo dell’energia in bolletta, così, viene in gran parte compensato dall’aggravio fiscale sopportato dai cittadini!

5) problematica è la localizzazione degli impianti nucleari.
Ricordando le recenti proteste:
campane per l’accoglimento di discariche di rifiuti urbani
vicentine per l’ampliamento di una base militare
o valdostane per la costruzione della TAV
qualcuno può immaginare come reagirebbero le comunità locali italiane alla richiesta di costruire, nella loro regione, una centrale nucleare o un deposito di scorie radioattive??? Basterà l’esercito ad imporre le scelte governative dalla’alto?!

6) lunghi sono i tempi di costruzione di una centrale nucleare.
Per costruire un nuovo reattore nucleare occorrono circa 10 anni di lavoro. Le quattro centrali nucleari italiane progettate entreranno in funzione solo nel 2020. Se consideriamo:
che la loro costruzione richiederà 20 miliardi di euro (soldi sottratti a possibili investimenti nelle energie rinnovabili)
e che l’energia da queste prodotta coprirà solo il 5/6% del fabbisogno energetico nazionale (ben lontano dal 25% propagandato dal ministro Scajola!)
è chiaro a tutti, già e solo da questi dati, perché il piano energetico nucleare del Governo è pura e miope follia umana ed irrazionalità economica?! Chi ci guadagnerà da tutto questo? Qualcuno di sicuro, ma non certo noi cittadini!

7) esorbitanti sono le quantità d’acqua necessarie al funzionamento di una centrale.
Considerando come l’acqua è destinata a diventare un bene sempre più scarso e prezioso negli anni a venire, è opportuno vincolare ingenti risorse idriche nazionali per l’uso di quattro centrali nucleari?

8) infine, ineludibile è il rischio dell’utilizzo (in un futuro più o meno prossimo) dell’energia nucleare civile anche a fini bellici (per la produzione di armi nucleari).
Lo stretto legame tecnologico tra la produzione civile di energia nucleare e l’industria bellica, infatti, è innegabile. Perché, dal 2004, i paesi occidentali esercitano grande pressione sull’Iran per impedire la costruzione di una semplice centrale nucleare civile? Proprio per il timore che questi impianti siano utilizzati anche per finalità belliche!

Una nuova politica energetica per un mondo pulito e sostenibile

Il sole (che ogni giorno illumina e riscalda la terra) è la più importante fonte energetica che la natura mette a nostra disposizione: un’energia “illimitata” ed a “costo zero”!
Nel deserto del Nevada è stato costruito (in soli 18 mesi!) un impianto per la produzione di energia solare costato solo 200 milioni di dollari e che produce 64 megawatt di energia. Con 20 impianti di questo genere si produrrebbe un terzo dell’elettricità di una centrale nucleare da un giga watt! Ed i costi di tali impianti (oggi ancora elevati) si ridurrebbero considerevolmente se ne venissero costruiti in gran quantità.
Secondo il fisico Carlo Rubbia, un ipotetico quadrato di specchi, lungo 200 chilometri per ogni lato (un’area equivalente appena allo 0,1% delle zone desertiche del “sun-belt” o Europa Meridionale), potrebbe produrre tutta l’energia necessaria all’intero pianeta!
Per rifornire di elettricità un terzo dell’Italia (producendo un’energia equivalente a quella di 15 centrali nucleari da un giga watt) basterebbe un anello solare grande come il raccordo di Roma!
Prima ancora che una centrale nucleare produca la prima energia in Italia (occorreranno almeno 10 anni), se si investisse fin d’ora concretamente nel settore delle energie rinnovabili (ancora ai primordi …) si potrebbero realizzare risultati stupefacenti!
Un vero piano energetico nazionale lungimirante dovrebbe investire tutto su tre obiettivi primari:
1-sviluppare le fonti rinnovabili di energia (solare, fotovoltaico, eolico …), attraverso incentivi pubblici e l’utilizzo della leva fiscale
2-ridurre i consumi di energia (ad esempio, favorendo l’utilizzo dei mezzi pubblici e delle biciclette, diminuendo i rifiuti …)
3-ed aumentare l’efficienza energetica del Paese (ad esempio: perché, in primis come fonte di sviluppo ed occupazione, anziché percorrere la facile ma controproducente scorciatoia dell’ennesima “cementificazione selvaggia” del territorio, non si investe sulla “riqualificazione” degli edifici, pubblici e privati?)

Perché la politica è ancora così miopiamente legata a stereotipi vecchi? Perché tanta reticenza ad investire su un “altro futuro energetico” possibile?! La risposta più plausibile, rendiamoci conto, non può che essere una: “il sole non è soggetto ai monopoli, e non paga la bolletta …” (C. Rubbia).

L’INCHIESTA COMPLETA E’ CONSULTABILE SU:
(parte I: “Emergenza energetica: inchiesta sullo stato attuale …”) http://spaziolibero.blogattivo.com/g-s-b1/ENERGIA-NUCLEARE-RITORNO-AL-FUTURO-O-SALTO-NEL-BUIO-parte-I-b1-p137.htm
(parte II: “Le ragioni per cui il ritorno al nucleare è pura e miope follia!”) http://spaziolibero.blogattivo.com/g-s-b1/ENERGIA-NUCLEARE-RITORNO-AL-FUTURO-O-SALTO-NEL-BUIO-parte-II-b1-p136.htm
(parte III: “Accordo italo-francese sul nucleare: un compromesso al ribasso senza alcuna prospettiva!”) http://spaziolibero.blogattivo.com/g-s-b1/ENERGIA-NUCLEARE-RITORNO-AL-FUTURO-O-SALTO-NEL-BUIO-parte-III-b1-p135.htm

Fonte: greenreport.it (di Gaspare Serra)

Nucleare: dove lo metto, dove lo metto non si sa…

Le considerazioni di Giorgio Nebbia sulle centrali nucleari di terza generazione e sui criteri guida per la scelta dei siti idonei per la costruzione delle centrali nucleari in Italia.

Le centrali nucleari cosiddette “di terza generazione” (EPR) — il governo italiano ne vorrebbe costruire quattro in Italia — hanno una potenza di circa 1600 megawatt ciascuna; ne esistono due, una finlandese ad Olkiluoto, a metà del suo cammino costruttivo, una in Francia a Flamanville, che dovrebbe essere completata entro alcuni anni.

Si tratta di centrali che producono elettricità col calore che si libera in seguito alla fissione, mediante urto di neutroni, rallentati per passaggio attraverso acqua, dei nuclei di uranio-235 con formazione di vari sottoprodotti fra cui plutonio e numerosi nuclei più piccoli, tutti radioattivi. Il calore che si libera viene trasferito ad una massa di acqua sotto pressione a circa 150 atmosfere e circa 300 gradi che circola in un circuito “primario” di tubazioni, e viene poi trasferito ad altra acqua (circuito “secondario”) che si trasforma a sua volta in vapore e fa girare le turbine del generatore di elettricità. Un flusso di acqua di raffreddamento (circa 70 metri cubi al secondo) trasforma di nuovo il vapore in uscita dalle turbine in acqua liquida che torna nella caldaia del circuito secondario. In queste centrali l’acqua del circuito primario del reattore, radioattiva, non viene a contatto con l’acqua del circuito secondario.

I reattori di terza generazione scoppiano come quello di Chernobyl ? Quasi certamente no perché sono circondati da un doppio involucro di protezione di cemento armato e sono dotati di speciali accorgimenti di raccolta del fluido del reattore, nel caso si verificasse una frattura nella zona contenente la radioattività.

Dove potrebbero essere messi ? Già le poche cose dette indicano che il reattore, il circuito delle turbine, gli impianti di presa e di circolazione dell’acqua di raffreddamento, sono grosse strutture, del volume di circa un milione di metri cubi, che contengono una massa di cemento, acciaio e materiali vari di circa un milione di tonnellate. La centrale deve essere installata in una zona dove è disponibile molta acqua di raffreddamento (dato lo stato e la portata dei nostri fiumi, l’unica soluzione è data dall’uso dell’acqua di mare), su suolo geologicamente stabile e senza rischi di terremoti: i due reattori in costruzione, quello finlandese e quello francese, sono in due promontori di rocce granitiche in riva al mare.

L’eventuale centrale dovrebbe essere vicino ad un grande porto perché una parte dei macchinari deve essere importato via mare; il contenitore del reattore finlandese è stato costruito in Giappone. Qui comincia il lavoro degli analisti del territorio; si tratta di percorrere le coste italiane e vedere se si trova una zona adatta per una o per “il gruppo” di centrali annunciate. Ci sono naturalmente molti altri vincoli; ai tempi della precedente avventura nucleare italiana, dal 1975 al 1986, sono state fatte numerose indagini territoriali e fu elaborata una “carta dei siti” ritenuti idonei alla localizzazione delle (quattro) centrali nucleari allora previste, che erano più piccole e con minori vincoli di localizzazione. Allora le norme internazionali indicavano la necessità di avere, intorno alle centrali nucleari, una zona di rispetto del raggio di circa 15 chilometri nella quale non dovevano trovarsi città o paesi, strade di grande comunicazione e ferrovie, aeroporti, impianti industriali, depositi di esplosivi, installazioni militari.

La varie località proposte, in Piemonte, a San Benedetto Po in Lombardia, ad Avetrana in Puglia dovettero essere scartate dopo indagini territoriali più accurate, e l’idea di costruire centrali nucleari in Italia fu finalmente abbandonata dopo la catastrofe al reattore di Chernobyl.

Anche se la, o le, localizzazioni delle nuove centrali saranno coperte dal segreto di Stato, ci sarà pure un giorno in cui i cittadini di una qualche zona d’Italia vedranno arrivare sonde e geologi e ruspe e recinzioni e gli amministratori locali dovranno fare i conti con autorizzazioni e espropri. Sarà quello il tempo in cui gli abitanti delle zone interessate vorranno interrogarsi su quello che sta succedendo, sulla propria sicurezza futura, sul destino delle acque sotterranee e delle spiagge e coste.

Non sarà il segreto o il controllo militare a impedire ai cittadini di informarsi, di leggere le carte geologiche e la frequenza dei terremoti, le norme internazionali di sicurezza delle centrali. A parte il fatto che le centrali nucleari non producono energia a costi competitivi e che è irrisolto il problema dello smaltimento delle scorie radioattive, apparirà allora che non c’è neanche un posto in cui insediarle, nel rispetto dell’ambiente, in un paese come il nostro geologicamente fragile, esposto a terremoti e frane, con coste già sovraffollate, spiagge erose e mari inquinati.

Giorgio Nebbia (http://www.ilmondodellecose.it/)

La scelta nucleare tra ragioni del territorio e ragioni nazionali

Sabato 14 marzo 2009 a partire dalle ore 9.30, presso la Sala Consiglio della Regione Puglia, si terrà il Convegno di inaugurazione del 4^ anno formativo della Scuola EMAS ed Ecolabel Puglia dal titolo “Formazione ambientale d’eccellenza. La scelta nucleare tra ragioni del territorio e ragioni nazionali”.

L’evento prevede una prima sessione, d’interesse generale, nella quale saranno illustrate esperienze di gestione ambientale sostenibile del territorio. Parteciperanno Lucilla Parisi, sindaco del Comune di Roseto Valfortore, unico comune in Puglia con la certificazione ambientale ISO 14001 e  Francesco Petrera, ex sindaco del Comune di Palagianello, oltre a tecnici  che illustreranno esperienze di gestione  ambientale nei Comuni di Casamassima e Fragagnano, in aziende agroindustriali e in strutture turistiche pugliesi.

La seconda parte è dedicata al nucleare, tema di grande attualità per il territorio pugliese, con una tavola rotonda introdotta da Gian Maria Gasperi  – Direttore Scuola EMAS ed ECOLABEL Puglia, già Coordinatore del PEAR Puglia, i Sindaci dei Comuni di Mola di Bari e di Avetrana, i Rappresentanti di Legambiente e di Confindustria.

L’iniziativa sarà conclusa dall’Assessore all’Ecologia Michele Losappio.

INFO:

Scuola emas ed ecolabel Puglia

Via delle Magnolie, 6/8 – Z.I. 70026 Modugno (BA)

Tel: 080/5857937 – Fax: 080/5308952  080/5308953

scuolaemaspuglia@regione.puglia.it  www.regione.puglia.it

Il nucleare sarebbe un danno anche se rimanesse solo un annuncio

La politica dell’effetto annuncio cui il governo Berlusconi ricorre a mani basse fin dal suo insediamento, e a cui sembra affidare anche il rilancio del nucleare, potrà avere presa (e sicuramente ce l’ ha, date le reazioni registrate) sull’opinione pubblica, ma sembra però convincere poco una parte, come Confindustria, che invece dovrebbe essere assai sensibile al tema.
L’effetto dell’accordo siglato con la Francia nel vertice di due giorni fa, sembra non avere infatti rasserenato le ansie di chi scalda i muscoli per ripartire con i cantieri delle future centrali che dovranno sorgere nel nostro paese: da due a dieci, secondo le notizie divulgate a seguito dell’accordo Berlusconi-Sarkozy.

Il fatto che l’accordo avvenga in un totale vuoto di riferimento normativo necessario per avviare il settore, non è infatti sfuggito a chi guarda con attenzione e interesse al ritorno nucleare dell’Italia, soprattutto alla luce dei tempi della politica.
«Bene l´accordo Francia-Italia sul nucleare» ha dichiarato infatti Antonio Costato, vicepresidente di Confindustria per l´Energia e il Mercato, che aggiunge però di terminare in fretta la partita delle questioni ancora de definire, e sono tante.

Intanto la la tecnologia, su cui si pensa di dare spazio alla francese Areva con l’ Epr, ma anche alla Westinghouse, con gli Ap 1000, e magari anche alla russa Vvr e alla canadese Candu, visti gli investimenti di Enel nel settore.
«Confindustria da tempo raccomanda che la tecnologia venga scelta al più presto, e che sia di un tipo solo, massimo due, perchè le centrali saranno minimo sei e massimo dieci e perchè c’è il rischio che quello che oggi costa cinque, possa tra sette anni, alla posa effettiva della prima pietra, costare dieci, con tempi di consegna raddoppiati» e, bisogna aggiungere, con un aggravio sulle bollette per i cittadini, dato che è lì che ricadrebbero quei costi.

Poi la garanzia agli investitori: il governo secondo il vicepresidente di Confindustria, dovrebbe infatti garantire l´investitore dai possibili rischi rappresentati da burocrazia e dissenso e per farlo Confindustria sostiene la necessità «di modificare il titolo V della Costituzione», per fare in modo che la decisione sia centralizzata e non concertata con le regioni, che già si sono espresse su probabili localizzazioni. Con posizioni disomogenee sia nelle regioni governate dalla maggioranza – con il neoentrato Cappellacci per esempio che dichiara su Facebook che la Sardegna non ci sta, e Galan che vorrebbe concentrare tutto a Porto Tolle – sia governate dalle forze attualmente all’opposizione, con no secchi (come il Lazio o il Piemonte ) o rinvii al futuro (come la Toscana, con una pilatesca posizione del governatore Martini che si dichiara personalmente contrario, ricordando che però a decidere non sarà più lui perché a fine mandato).

Ma soprattutto i tempi della politica: «quel che è certo – continua Costato – è che lo scenario del mercato elettrico risulterà profondamente mutato all´indomani delle scelte che la politica è chiamata a fare in materia di nucleare».
Mostrando poca fiducia nei tempi certi e celeri, forse anche alla luce del fatto che il decreto sviluppo – come ricorda Federico Rendina dalle pagine del Sole 24ore di oggi – «contiene, nella corposa parte sull’energia, tutti i provvedimenti che dovrebbero fare da involucro operativo al nostro ritorno all’atomo» e che, dice ancora Rendina «approvato in una prima versione alla camera, arranca al senato con grande lentezza».

Quindi oltre agli annunci trionfalistici a latere degli accordi presi con i cugini d’oltralpe, la strada da percorrere per ripartire con l’energia atomica in Italia è ancora lunga e in salita, e si porta appresso il fardello dello smantellamento (ancora al palo) della passata pagina nucleare, chiusa con il referendum dell’87.
Quello che è certo però è che, anche se rimanessero solo alla stregua di annunci, il risultato per le politiche energetiche non sarebbe comunque positivo per questo Paese, che si troverà a non aver orientato le proprie forze sulle vere risorse energetiche del futuro (risparmio, efficienza e rinnovabili) e a dover rincorrere obiettivi europei vincolanti sempre più lontani.

«Gettare ingenti risorse nel nucleare – dice oggi in un suo editoriale il direttore di Qualenergia, Gianni Silvestrini- avrebbe impatti negativi sulle bollette, limitate ricadute sull’industria nazionale e taglierebbe le gambe alle enormi opportunità presenti nello sviluppo di tecnologie per le rinnovabili e per l’efficienza energetica, settori nei quali potremmo svolgere un ruolo di primo piano».
Perdendo anche l’opportunità che investimenti in tal senso offrirebbero per uscire dalla crisi economica.

Fonte: greenreport.it (di Lucia Venturi)

WWF: “Ecco i conti sbagliati del nucleare”

Secondo l’agenzia Moody’s, in un lavoro del maggio 2008, la realizzazione di nuovi impianti nucleari avrebbe costi molto superiori ai 7.000 dollari a kW

Secondo l’agenzia Moody’s, in un lavoro del maggio 2008, la realizzazione di nuovi impianti nucleari avrebbe costi molto superiori ai 7.000 dollari a kW. Come se non bastasse Moody’s nello stesso lavoro afferma che i costi del kWh nucleare saranno destinati a crescere con un ritmo del 7% annuo e questo comporterebbe un raddoppio del costo del kWh nell’arco del prossimo decennio.

Veramente un bel “regalo” per i cittadini italiani che vedranno così lievitare le loro bollette, senza peraltro migliorare la sicurezza energetica del nostro Paese che continuerà a dipendere dai combustibili fossili per i trasporti, il riscaldamento degli edifici, ecc. Il nucleare, infatti, serve solo, e a caro prezzo, a produrre energia elettrica ma nel nostro paese (come la maggior parte dei paesi) l’energia elettrica è meno di un quarto dell’energia complessivamente impiegata. Meglio farebbe il nostro Paese a puntare sul risparmio, l’efficienza e le fonti rinnovabili questi si veramente presenti e abbondanti.

Il report completo di Mody’s

Fonte: WWF

Greenpeace applaude il no di Obama al nucleare: «Italia in retroguardia»

Un grave colpo al preteso rilancio del nucleare arriva dagli Stati Uniti, dove un tentativo di inserire 50 miliardi di dollari di fondi per prestiti a tasso agevolato a favore del nucleare, è stato respinto dal Congresso, che ha bocciato l´emendamento del senatore repubblicano Robert Bennet.

Invece i fondi per efficienza e rinnovabili sono passati da meno di 52 a quasi 60 miliardi, di cui 32,8 nelle fonti rinnovabili e 26,86 per l´efficienza energetica. A questi si aggiungono quasi 19 miliardi sui trasporti collettivi e sulle ferrovie.

Ma anche quest´ultimo chiaro cambio di rotta degli Usa di Obama – fa notare Greenpeace – è stato sostanzialmente ignorato dai nostri politici e dagli stessi media, «con l´Italia continua a fare la parte dell´ultima ruota del carro nel dibattito su clima ed energia».

In effetti già nel 2007 l´amministrazione Bush aveva introdotto con scarsissimi risultati fondi (pari a 18,5 miliardi di dollari) per prestiti a basso tasso di interesse per la costruzione di centrali nucleari. Una delle domande di finanziamento è stata presentata dalla Florida Light & Power per sostituire due reattori nucleari sulla base di 16 miliardi di dollari, mentre il totale delle richieste di accesso ai fondi, prima della crisi economica, aveva raggiunto 122 miliardi di dollari. E senza i soldi da parte del governo, per il nucleare made in Usa il futuro si prospetta veramente duro.

«Si tratta di un importante cambio di direzione dell´amministrazione Usa – spiega Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia – Efficienza energetica e fonti rinnovabili hanno un grande potenziale sia in termini energetici che occupazionali. Secondo le valutazioni correnti per ogni miliardo di investimenti pubblici se ne possano generare due di investimenti privati, dunque l´impatto del piano è potenzialmente triplo».

Tutte novità che non vengono percepite in Italia, dove si parla ancora di rilancio del nucleare e di carbone. Mentre Obama sembra andare nella direzione opposta: «Se si guarda al pacchetto messo a punto dall´amministrazione Usa – continua Onufrio – quella delle fonti rinnovabili e dell´efficienza è la parte che si presta maggiormente a promuovere uno scambio di tecnologie con la Cina, che è uno dei maggiori finanziatori del debito Usa. Il Piano Obama, è un passo nella direzione giusta. Questo fa ben sperare anche in vista dell´appuntamento di fine anno a Copenhagen dove è in gioco il futuro del Protocollo di Kyoto. Speriamo che il nostro governo se ne accorga e si metta nella direzione giusta».

Fonte: greenreport.it

Sito denuclearizzato

Questo è un “sito denuclearizzato”.

Ambientemola.it aderisce alla campagna di Legambiente che ha promosso un’onda trasversale a sostegno dell’accordo europeo “20-20-20” per la lotta ai cambiamenti climatici e contro l’inutile e dannoso programma nucleare proposto dal Governo: dichiarare denuclearizzati un milione di siti (e anche di blog) in internet. L’adesione alla campagna è semplice: basta inserire nella home page del sito l’immagine con su scritto “sito denuclearizzato”.
Nella home page di ambientemola.it la scritta è sulla destra, ovviamente.

Convincete più persone possibile a fare lo stesso, contaminiamo con questo virus buono quanti più siti e blog possibile, chiunque naviga su internet deve incontrare i siti denuclearizzati!

Un’operazione semplice che sarà tanto più efficace quanto più sarà diffusa. Ci dai una mano?

Metti sulla home page del tuo sito internet o del tuo blog il banner con su scritto “sito denuclearizzato” e linkalo a questa pagina.