Lavori in corso dal Progetto “Egagropili, Rinascita e Movimento”
Sede: Palazzo Roberti/Alberotanza, III edizione di Festa dell’Ambiente a Mola di Bari
Periodo: 14-17 maggio 2009
Orari: 10-13/19-21.30
Giovedì 14 maggio 2009 alle ore 19.00 presso il Palazzo Roberti/Alberotanza, s’inaugura la mostra “Lavori in corso” dal Progetto “Egagropili, Rinascita e Movimento”.
Cinque dipinti, un’Installazione, video.
Romanò lavora a partire dal paesaggio e col paesaggio: estrinseca le sensazioni che prova quando si ritrova immerso nel paesaggio calabrese; chiede e ottiene collaborazione dal paesaggio per la realizzazione delle sue opere. Trasferisce le sue sensazioni sulla tela utilizzando colori aperti, solari, chiari. L’ocra, l’azzurro e il marroncino splendenti, delle ore più calde sulle spiagge calabresi nelle giornate estive, sono l’elemento comune sia delle opere che ritraggono i paesaggi, sia di quelle più legate al palesamento delle sensazioni provate dall’artista a contatto col paesaggio. Le sue tele non seguono la strada del realismo, ma sono il riflesso di uno stato d’animo o il segno dell’avanzamento della sua ricerca.
Particolarmente interessante è l’approfondimento del legame con il paesaggio di provenienza, la Calabria costiera più o meno incontaminata, attraverso il progetto sugli e con gli egagropili. Questi ultimi sono delle concrezioni, degli aggregati, dei depositi di foglie, sfilacciate ed essiccatesi al sole, di posidonia, una pianta marina non solo tipica, ma endemica, dei litorali del Mediterraneo, che cresce, cioè, soltanto in fondo ai suoi mari e si accumula solo sulle sue coste. La presenza di posidonia sul pavimento dei nostri fondali significa vita, sia perché protegge le coste dall’erosione, sia perché parecchi altri esseri animali e vegetali trovano in essa nutrimento e protezione. Portato a compimento il suo ciclo vitale, la posidonia si deposita sui litorali, creando dei tappeti, dei letti marroni di residui fogliari. Il vento, la risacca del mare, intrecciando le fibre più sottili, naturalmente creano degli egagropili sferoidali, la cui fitta tessitura ricorda visivamente quella del feltro, e la cui consistenza richiama tattilmente quella del fieno. Spesso, mosse dal vento o dalla brezza marina, queste biglie secche rotolano sulle spiagge, e come le lontane cugine di neve, si ingrandiscono.
In un crescendo di coinvolgimento e collaborazione, Romanò ha utilizzato egagropili ready made in alcune composizioni-installazioni; ha mescolato le loro fibre agli oli nella realizzazione di alcune sue tele; infine, ha proposto alla lenta tessitura del litorale alcuni oggetti – delle corde, un calzino, una t-shirt, una sedia, una forchetta, degli stracci –, sotterrandoli nella spessa coltre di posidonia spiaggiata e secca e attendendo i tempi propri dell’intreccio casuale e naturale.
Ha lasciato che gli oggetti originari si trasformassero in qualcosa d’altro, le ega-opere, che parlano l’ambivalente linguaggio del fare dell’uomo e del fare della natura, testimoni dell’eterna rinascita e del perpetuo moto della materia, come l’artista stesso ha sottolineato in un precedente progetto. Le ega-opere sono spesso ironiche, come nel caso della sedia Ega-design: dell’ironia di lungo periodo, che ha tempo di essere testimone del come si evolvono le cose, gli ambienti, le persone, le vite; di come tutto torna e tutto fugge via ancora una volta, per tornare ancora e sempre sotto una veste diversa; e, di come, poi, di tutto questo non si possa che sorriderne, perché è parte dell’eterno ciclo di trasformazione della natura.
Luciana Diomede