Il tetra pak si recupera e ti fa giocare

Facendo seguito agli impegni assunti nella prima riunione di coordinamento tra l’Assessorato all’ecologia e ambietne del Comune e le scuole di Mola, sono state consegnare ad ogni plesso scolastico delle scuole elementari e alle scuola secondaria di primo grado i kit didattici realizzati da Tetra Pak che aiuteranno gli alunni delle scuole a scoprire, divertendosi, percorsi di sostenibilità ed educazione alimentare consapevole.
I kit sono stati gentilmente forniti dalla Lombardi Ecologia che cura la gestione dei rifiuti nel nostro Comune.
Tutti i contenitori in tetra pak possono essere recuperati e vanno depositati con carta e cartoni nei circuiti di raccolta differenziata attivati a Mola. A scuola il tetra pak può essere conferito con la carta anche per il concorso Cartonia.

La vivace valigetta contiene materiale educativo sulla salvaguardia dell’ambiente da scoprire e utilizzare durante le ore di lezione. E’ indicata per i ragazzi dai 6 ai 13 anni. Grazie al linguaggio semplice e divertente, la valigetta Ri-kit si propone come strumento didattico sul mondo della raccolta differenziata, del recupero e riciclaggio. Il tutto, naturalmente, a misura di bambino. Ri-kit di Tetra Pak con la sua Mascotte Mago Alvise è stato concepito per fornire agli insegnanti materiali e supporti informativi utili a organizzare lezioni collettive, test e, perché no, momenti di gioco. Il kit vuole contribuire, nel suo piccolo, a formare la coscienza dei più giovani affinché possano trasformarsi in adulti consapevoli delle giuste abitudini e rispettosi dell’ambiente che li circonda. All’interno di Ri-kit sono contenuti: un manuale didattico per gli insegnanti, un album di classe, 4 schede informative differenziate per tipologia di classe/scuola, una risma di fogli in carta latte (la carta che si ottiene dal riciclo dei contenitori Tetra Pak utilizzati per il latte), due poster sulla “filiera del latte fresco” e sul “ciclo di vita del cartone per bevande”, un gioco di società sul latte fresco e sul ciclo di vita dei cartoni per bevande, tre fogli in materiale poliaccoppiato (carta, polietilene e alluminio) e diversi gadget in maralhene (materiale ottenuto dall’elaborazione delle componenti di polietilene e alluminio delle confezioni Tetra Pak).

Il vigile

Sta riscuotendo un grande apprezzamento la nuova rubrica di racconti brevi “Mal costume mezzo gaudio”. Questa settimana ospitiamo un racconto inedito di Antonio Campanile di cui Levante Editori di Bari ha pubblicato nel 2004 una raccolta di racconti (“Coriandolando”). E’ questo il terzo racconto della rubrica. Sono sempre racconti brevissimi dall’ordinario malcostume.

Il vigile

Un dio. Così si sentiva Luigi in quella prima mattina di lavoro, che attendeva da un tempo che ora gli pareva remoto. Gli avevano assegnato il settore più caldo, non solo perché luglio era alle porte, ma in quanto doveva controllare il traffico in uscita dalla città.
Ce l’aveva fatta. Dopo anni di concorsi, di prove e attese vane, era stato chiamato per un incarico trimestrale. Le delusioni del passato lo sfiorarono soltanto, dimenticando le tante volte in cui si vide scavalcato da persone molto meno capaci di lui, ma in possesso della spinta giusta: la raccomandazione, un organismo italico geneticamente mai modificato.
Lui aveva sempre rifiutato qualsiasi appoggio, nella cocciuta convinzione che il merito alla fine lo avrebbe premiato. Aveva studiato sodo, non trascurando alcun particolare, compreso uno stage di  psicologia per vincere la timidezza e mostrarsi sicuro con la gente.
Ora era lì, per le arterie che vanno verso la costa.
Girando sulla moto di dotazione sentiva l’onnipotenza della sua divisa bianca sgargiante. Il suo fare gli ricordava quello di un’aquila che domina la valle in attesa del puntino nero, la preda da agguantare con una picchiata veloce e sicura.
Non dovette attendere molto.
Nello svoltare verso la strada che porta verso la tangenziale vide da lontano una lunga teoria di macchine, ferme al passaggio a livello. D’un tratto, dal fondo della coda, un fuoristrada nuovo di zecca, blu con i vetri laterali e posteriore oscurati, superò con slancio la fila, incurante del divieto di sorpasso, e si andò a mettere con il muso quasi sotto le sbarre.
Luigi non indugiò un secondo. Si diresse di gran carriera verso la preda.
Poco prima di arrivare gli parve di sentire uno stereo ad alto volume, ma non fu sicuro della sua provenienza, anche perché la musica si interruppe al suo giungere. Parcheggiò la moto sul lato sinistro della strada, vicino al marciapiede, e si avvicinò alla macchina. Quando fu nei pressi della portiera del guidatore sentì abbassare il vetro con un sibilo.
“Agente, mi scusi tanto, sono desolata!”
Luigi vide una donna appariscente, con abiti leggeri e provocanti. La camicetta bianca le apriva varchi inquietanti sul seno, peraltro ben visibile in trasparenza. Per non parlare della gonna…
“Prego?”, riuscì a farfugliare Luigi.
“Guardi, mi ha chiamato mia madre dalla villa al mare. Ha avuto un colpo di sole e si sta sentendo male. È un’emergenza, la prego, sia comprensivo”.
Luigi non riuscì a dir nulla. Rimase immobile con la fronte che gli si imperlava dalla tensione improvvisa.
La donna colse l’attimo. “Grazie, lei è un buono”. E con uno sguardo intriso di affettata compiacenza rialzò il finestrino.
Luigi, con fare meccanico, si diresse verso la moto, la inforcò, cambiò il senso di marcia e si allontanò, opaco agli sguardi curiosi che partivano dai primi veicoli in coda.
Il treno passò rumoroso. Le sbarre cominciarono a sollevarsi.
“Amà, é annato via, er burino?”
“Sì, Francè”.
“Famme largo, va!”, disse lui.
Amalia si spostò repentinamente sul sedile accanto, lasciando libero il volante. Francesco si sollevò dal suo nascondiglio dietro i sedili anteriori e si catapultò agilmente nel posto di guida.
“Anche stavolta ce l’avemo fatta, eh Amà”.
“Sì, sì” disse infastidita la donna.
Alzatesi le sbarre, il fuoristrada partì a tutta, inondando l’aria di scarichi copiosi. L’uomo accese lo stereo, a palla. Riecheggiarono le note del suo Vasco preferito: Vado al massimo.
Di lì a poco accese l’ultima Marlboro. Abbassò il finestrino e buttò il pacchetto senza neanche accartocciarlo.
Schizzò via, ignorando i gialli ed i subitanei rossi dei semafori, come un pistolero che in sella al suo baio corre nella strada polverosa, incurante degli sceriffi o degli indiani ululanti. Il mare sembrava non attendere.

Luigi continuò a vagare nella zona assegnatagli. Procedeva come un automa. La fine di quel primo turno giunse come una liberazione. Lasciò la moto di ordinanza e tornò a casa con il bus.
Si svestì in fretta. Porse gli abiti sulla sedia e si gettò sul letto, supino. Non aveva fame. Lanciò un ultimo sguardo alla divisa, un manichino al termine della rappresentazione.
Si sentiva svuotato. Non era andata come si aspettava. No, proprio no.
Cominciò a guardare il soffitto bianco. Non pensava a nulla. I suoi occhi vagavano su quel quadro immacolato su cui non riusciva ad immaginare alcunché.
D’un tratto scorse qualcosa di strano. Aguzzò la vista e vide, vicino ad un angolo, una piccola crepa. La sua fronte si corrugò leggermente.
Non l’aveva mai notata prima.

Antonio Campanile

Col naso all’insù a vedere le stelle

Sabato 1 novembre in circa quaranta ci siamo ritrovati all’oasi WWF di Monte Sant’Elia per stare col naso all’insù a vedere le stelle, una iniziativa della coperativa Il filo di Arianna .
Meteorologicamente la serata è stata eccezionalmente favorevole con l’aria tersa e il cielo sgombro da nuvole. Unica pecca l’inquinamento luminoso dell’ILVA di Taranto a nascondere le stelle basse verso sud-est (fosse solo questo l’inquinamneto dell’ILVA…).
Ci ha fatto da guida nella passeggiata tra gli astri una appassionata astrofila di Laterza, di cui colpevolmente non ho segnato il nome (Mimma Colella? nda), che ha anche interpretato i miti greci, con la verve e la carica espressiva degna del miglior Paolo Panaro. Insomma, la sua esposizione è stata molto interessante e ha generato tante risate. Ridendo abbiamo appreso o rispolverato nozioni di astronomia e mitologia.
Abbiamo visto la costellazione di Orione sorgere e lentamente alzarsi sull’orizzonte. Poco più in alto le Pleiadi, vanamente inseguite dal cacciatore Orione innamorato o meglio in preda alla brama per tutte e sette le sorelle, che furono messe in cielo da Zeus stanco di assistere a questa “caccia” durata molti anni. Quella delle Pleiadi in realtà non è una costellazione ma un ammasso di più di cento stelle, ma a occhio nudo se ne vedono solo 7 e se osservate da ambienti luminosi solo 5 o 6.
Tutti tranne me hanno visto, con mia invidia, stelle cadenti e bolidi, perché non ci sono solo a metà agosto, ma anche a novembre. Il culmine del fenomeno sarà il 16 di questo mese. Potrei dilungarmi molto, per esempio dicendo che a causa della precessione dell’asse terrestre, 2000 anni fa la stella polare non era l’attuale, ma Thuban, chiamata anche Alpha Draconis perché è la stella più luminosa della costellazione del dragone, ecc.
Mi fermo qui, perché non vorrei fare come l’astrofila che forse è ancora lì, a Monte Sant’Elia, a puntare la sua torcia laser verso questa e quell’altra stella e a parlarne.
Camillo D’Angelo

I primati ambientali del nostro governo

Negli ultimi dieci giorni abbiamo assistito, con non poca apprensione, ad una serie di coraggiosi record da parte del nostro Governo.
Dal dopo guerra ad oggi mai nessun esecutivo in Commissione europea si era spinto, su tematiche ambientali e legate alla salute ed il benessere dei propri cittadini, così controcorrente rispetto agli altri Stati membri, rinnegando accordi già ratificati in ambito comunitario e rinunciando alla concretizzazione di un percorso che tutti già sapevano tortuoso e lontano dai tradizionali valori economici, per i quali il rispetto ambientale è considerato un costo e non un’opportunità economica e un impegno sociale, oltre che un obbligo etico. Ed il presidente Berlusconi ha capeggiato con carisma da leader questa “fronda”, composta da alcuni giovani stati membri dell’est europeo, con la determinazione di chi è mosso da profondi ideali che giustificano radicali e sofferte prese di posizione. Sul pacchetto UE clima-energia numerosi capi di governo, tra cui il cancelliere tedesco Angela Merkel e lo stesso presidente della Commissione UE, Barroso, hanno manifestato delle difficoltà attuative, specialmente per ciò che riguarda gli interessi che gravano sulle industrie, dichiarando a più voci che c’è ancora molto lavoro da fare per soddisfare gli impegni previsti dal pacchetto, ma nessuno, a parte appunto il nostro premier, si è immaginato neanche lontanamente di mettere in discussione l’attuazione stessa del programma, un programma faticosamente messo a punto dalla Commissione e siglato dal nostro come da tutti gli altri stati membri europei. Un programma sicuramente ambizioso, che scavalcava in modo unilaterale gli impegni di Kyoto, e che metteva la Comunità europea in una posizione di grande prestigio e in primissima linea contro la battaglia più cruenta e globale della nostra era, quella contro il cambiamento climatico. Ma come tutte le battaglie globali non possono essere combattute “a macchia di leopardo”, ma condivise da tutti i combattenti, rinunciando a campanilismi e provincialismi, anche quella contro il cambiamento climatico sarà determinata esclusivamente dalla “condivisone” di strategie e politiche ambientali, e in questo senso il pacchetto europeo clima-energia costituiva un esempio straordinario di un continente che intraprendeva, ripeto in modo unilaterale, un percorso virtuoso in opposizione con altri continenti, più ricchi o più poveri, che per motivazioni diverse concorrono a rallentare questa necessaria rivoluzione planetaria.

Altro record nostrano delle ultime ore è stato conquistato dal nostro Ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, la quale ha dichiarato, anche lei per la prima volta tra i suoi colleghi europei, piena soddisfazione per il successo dell’Italia per aver “generato” il rinvio dell’approvazione definitiva di un complesso pacchetto di norme per il rispetto ambientale, forse dimenticando il suo vero ruolo istituzionale, ruolo a cui è preposta e a cui, per altro, è chiamata a rispondere dal popolo italiano.
Se da una parte le motivazioni di una drammatica crisi economica potrebbero apparire sufficienti a sostenere questo radicale cambiamento di rotta, in nome dell’insostenibilità dei costi attuali che le misure previste graverebbero sul nostro Paese (mai nessuno però parla di quelli futuri), dall’altra non possiamo astenerci dalla ovvia valutazione che i nostri problemi, e quelli delle nostre aziende, non sono molto diversi da quelli delle altre nazioni oggi fortemente impegnate sull’attuazione del programma e che oggi ci indicano, forse ancora una volta, come partner poco affidabile e non all’altezza di impegni comunitari transnazionali.

Fonte: rinnovabili.it (di Mauro Spagnolo)