La vita appesa ad un filo
Ancora una volta, l’ennesima della stagione invernale, un esemplare di Gabbiano corallino (Larus melanocephalus), specie tutelata a livello comunitario e considerata Vulnerabile della Lista Rossa IUCN, è stato rinvenuto sul litorale di Mola di Bari in condizioni disperate.
Le cause sono molteplici ma tra tutte una di maggior impatto è la presenza di lenze e fili di nylon abbandonati dai pescatori con troppa superficialità.
Centinaia sono i casi analoghi a questo e centinaia sono i Gabbiani e gli altri uccelli che frequentano il litorale che presentano amputazioni di arti, problemi respiratori, fratture ecc…
La soluzione è di difficile attuazione, evitando di scendere nel retorico o nell’utopistico, ma un maggiore senso civico non sarebbe da deprecare. Il semplice gesto di non abbandonare i “resti” di una serata di pesca, sarebbe facilmente attuabile utilizzando un minimo di buon senso che almeno teoricamente tutti dovremmo possedere.
Nello specifico, l’esemplare è stato catturato e grazie all’aiuto di due veterinari, attivisti del WWF di Conversano, liberato dell’enorme matassa che gli avvolgeva la lingua e che si era protratta fino alla trachea. Dopo il lungo intervento, l’esemplare è stato rifocillato e tranquillizzato in attesa di essere trasportato presso un Centro di Recupero Fauna Selvatica abilitato, dove trascorrerà il tempo necessario al completo recupero, in attesa di tornare libero, sperando che la lezione gli sia servita ad evitare in futuro qualsiasi contatto con la nostra superficialità.
La vita è appesa ad un filo: buon 2008.
(C.L., grazie ai veterinari Leonardo Brescia e Maria Montenegro dell’ambulatorio veterinario “L’Arca”)







