Umidità e percezione del freddo
D’estate si soffre di più il caldo se l’umidità è alta. Qual è l’effetto dell’umidità d’inverno? A parità di temperatura si soffre di più il freddo se l’umidità è alta o bassa?
L’umidità produce un velo d’acqua a contatto con l’epidermide, che evapora sottraendo calore alla cute. Con il caldo secco, è il nostro organismo a bagnare la superficie della pelle, con il sudore, e così si raffredda; se invece il caldo è umido, il corpo produce sudore, ma questo evapora meno perchè l’aria è già ricca di acqua, per cui si soffre di più. In inverno non c’è la necessità di abbassare la temperatura corporea: non si produce sudore e l’umidità dell’aria e della pelle aumentano il disagio del freddo.
Il benessere e il disagio causati dalla temperatura non dipendono soltanto della temperatura reale, quella misurata da un termometro, ma anche da altri fattori come il vento e l’umidità. Inoltre non tutti reagiamo allo stesso modo alle variazioni della temperatura: alcuni hanno sempre freddo, altri soffrono di più il caldo, e il giudizio varia a seconda del sesso, della corporatura e di quanto siamo abituati a vestirci. Gli effetti sull’uomo dei parametri meteorologici (temperatura, umidità e velocità del vento), da soli o in varie combinazioni tra loro, sono studiati dalla biometeorologia umana, una scienza interdisciplinare alla quale contribuiscono la meteorologia, la medicina e la biologia. Lo stato di benessere o di malessere derivato dalla temperatura percepita viene espressa con degli indici biometeorologici, chiamati anche “indici di disagio” (ma anche “indici di benessere” o “indici di comfort”).
Il disagio provocato dal freddo umido si esprime con l’indice di Scharlau. Nel 1950, infatti, il geografo Kurt Scharlau ha definito sperimentalmente le temperature oltre le quali, a seconda dell’umidità atmosferica, l’organismo di un uomo sano di media corporatura accusa disagio. L’indice di Scharlau classifica la sensazione della temperatura in presenza di umidità e in assenza di vento, con una scala che va dal benessere al disagio intenso. Per quanto riguarda le basse temperature, questo indice è sensibile soltanto in un intervallo compreso tra –6°C e +5°C e per valori di umidità relativa superiori al 40%. Al di sopra dei +5°C l’indice attribuisce sempre il valore di “benessere” e per temperature inferiori a –6°C di “disagio intenso”. Va detto però che quando fa veramente molto freddo l’umidità dell’aria è molto bassa perché è molto bassa la tensione di vapore dell’acqua, cioè le goccioline di acqua sospese nell’aria sono molto poche.
Tanto per curiosità esiste un altro indice di disagio invernale, che è associato al freddo ventoso e si chiama Wind Chill, e ovviamente esistono anche gli indici opposti: l’indice di Scharlau (ancora lui) e l’indice Humidex per valutare lo stato di disagio estivo dovuto al caldo umido. Attualmente non è ancora stato sviluppato un indice di disagio universale, un indice cioè capace di tener conto di tutti i principali parametri meteorologici assieme (temperatura, umidità relativa e velocità del vento).
Fonte: ulisse.sissa.it (di Luca Tavian)
Claudia Ceccarelli Dipartimento di Endocrinologia, Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana



