Record negativi per piovosità e temperature elevate a Mola

Uva ItaliaL’estate 2008 sarà ricordata come una delle più calde. Alcuni dati climatici rilevati dall’Azienda Sperimentale “La Noria” del CNR di Mola e gli effetti sull’agricoltura locale.

In molti ricorderanno l’estate del 2008 come una delle più calde degli ultimi decenni. Lo ha affermato recentemente anche la Coldiretti, sulla base dei dati dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Isac-Cnr) di Bologna. Secondo questi dati, l’estate 2008 si colloca all’ottavo posto tra le più calde degli ultimi 200 anni ed è al 25° posto per la ridotta piovosità.
Riferendoci alla serie storica 1961-1990, a Bari, normalmente, a giugno, luglio, agosto e settembre, si registrano, in media, 21,5, 23,5, 23,5 e 21,0 °C, rispettivamente. Nel 2008 a Mola, negli stessi mesi, le temperature medie misurate presso l’Azienda Sperimentale “La Noria” dell’Istituto di Scienze delle Produzioni Alimentari del CNR sono state: 23,5, 26,7, 26,6 e 20,6 °C. Quindi, la temperatura media di giugno, luglio e agosto 2008 è stata nettamente più alta (+2,8 °C, in media) rispetto alla serie storica di riferimento (pur non essendosi registrate punte massime particolarmente elevate come quelle degli anni precedenti), mentre a settembre è risultata leggermente più bassa.
Sempre considerando la stessa serie storica, la piovosità media annua a Bari risulta essere pari a 586 mm, mentre quella parziale dei primi nove mesi, settembre compreso, è di 404 mm. La piovosità registrata a Mola di Bari da gennaio a settembre 2008 è stata di appena 190 mm. Pochi, molto pochi, basti pensare che in occasione delle precipitazioni devastanti del 25 e 26 settembre 2006 caddero circa 300 mm di acqua. L’anno scorso, altro anno con ridotta piovosità, nei primi otto mesi dell’anno caddero 288 mm di pioggia.
Per l’agricoltura in generale, e per quella molese in particolare, questo fenomeno si è tradotto in danni da eccessi termici, per alcune colture, e in un forte deficit idrico.
Come esempio, riferiamo per quest’anno la difficoltà di assumere la tipica colorazione giallo-dorata da parte dell’uva “Italia” (vedi foto), a causa delle temperature costantemente alte durante l’ultima campagna. Ciò ha contribuito ad aumentare le difficoltà di collocare il prodotto sul mercato e di ottenere prezzi remunerativi.
La ridotta piovosità ha fatto scaturire un ampio ricorso all’uso d’acqua di falda per l’irrigazione. I pozzi dell’Ente di bonifica hanno una rete di distribuzione ed una gestione a dir poco insufficiente, tanto da costringere i produttori agricoli a rivolgersi a pozzi privati. L’acqua di falda di questi ultimi pozzi costa all’incirca 1 euro/m3, mentre quella dei pozzi pubblici si aggira intorno a 0,4 euro/m3. Purtroppo, in questa situazione, solo per poche colture è possibile fare ricorso all’irrigazione; per altre tale intervento è assolutamente antieconomico. Ad esempio, per la vite il costo per ettaro dell’irrigazione raggiunge 3-4.000 euro. Anche altre colture tipiche dell’areale molese sono a rischio: per l’olivo è a rischio il raccolto, per il ciliegio c’è la possibilità che le piante muoiano e per gli ortaggi invernali in molti casi non è stato ancora possibile effettuare la semina o il trapianto.
Peggiorano, inoltre, le disponibilità idriche. Ciò conferma la necessità di nuovi interventi infrastrutturali, invasi, capaci di raccogliere fino all’ultima goccia di pioggia, e di ottimizzare l’uso delle risorse idriche disponibili.

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