Sulla crisi dell’agricoltura: una nota dell’assessore Pietro Santamaria
Crisi dell’agricoltura e del modello neoliberista agroalimentare. Crisi dell’uva da tavola e aumento dei costi di produzione. Innovazione in agricoltura e diversificazione. Ignavia del potere e TAVOLO VERDE. Opportunità del GAL del Sud Est Barese. Un intervento aperto dell’assessore all’agricoltura, ecologia e ambiente del Comune di Mola di Bari, Pietro Santamaria:
<<Si torna a parlare di crisi dell’agricoltura nella nostra regione. Ne torniamo a parlare non dopo un anno, pur essendo la ricorrenza ciclica, ma a pochi mesi dalla decisione di molti nostri agricoltori di non raccogliere le patate perché non risultava remunerativa neanche l’operazione di raccolta. Ancora una volta, la crisi. Ora il prodotto che non viene raccolto è l’uva da tavola, che sui mercati è offerta anche a meno di un euro. Come si può pensare di produrre uva da tavola o semplicemente di raccoglierla con questo prezzo del prodotto sugli scaffali degli ipermercati? In questa situazione va in crisi anche chi commercializza il prodotto; ed in effetti oggi la crisi l’avverte anche il commerciante. Produttori e commercianti sono stretti nella morsa della grande distribuzione organizzata (GDO), che impone i percorsi produttivi, i tempi di lavoro e il prezzo di vendita del prodotto. Spesso avendo solo un interesse relativo per i prodotti della terra (basti pensare al modo in cui a volte sono esitati i prodotti freschi sugli scaffali).
La crisi è strutturale e viene da lontano. I suoi effetti sono evidenti: famiglie in ginocchio, con i più giovani che abbandonano i genitori e le campagne per cercare fortuna al nord, impossibilità di investire, continua dipendenza da altri settori economici e modifica di destinazione d’uso di suoli agricoli. Altre ferite si aggiungono alle lacerazioni delle calamità naturali, della concorrenza, del duro lavoro in campagna. Gli agricoltori sono sempre più soli ed esasperati. Il loro ruolo di paladini delle campagne e dell’ambiente non è più riconosciuto. La loro funzione sociale e le loro tradizioni, che sono le tradizioni di un popolo intero, sono sbeffeggiate dal mercato e ridotte a semplici comparse in fiction televisive… In questa situazione, che si fa più drammatica dopo la crisi che ha investito l’intera economia, i costi di produzione continuano ad aumentare mentre i prezzi di vendita dei prodotti non sono affatto remunerativi del lavoro. I debiti aumentano, le banche non fanno più credito. Incredibile, ma vero.
Purtroppo l’agricoltura non è mai centrale nelle piattaforme e nelle visioni politiche. Resta preda elettorale e terra di scambio di favori. Priva ormai di riferimenti precisi e senza un’adeguata rappresentanza politica e sindacale. Ma oltre alla crisi della rappresentanza non posso tacere la mia difficoltà di parlare agli agricoltori o di farmi ascoltare. Sono ormai saltati tutti i luoghi e i segni del confronto. Ma anche qui non è opportuno puntare l’indice contro chicchessia. E’ da rimettere in discussione tutto, perché il tutto è frutto dell’egoismo sociale. E occorre, qui come in altre parti della società italiana, dare il proprio contributo affinché si recuperi la partecipazione, la condivisione di un progetto per un settore economico e sociale (un paese) in fortissima difficoltà.
Per fortuna, i produttori di Mola di Bari sono stati capaci negli ultimi anni di diversificare la produzione di vite da uva da tavola introducendo importanti innovazioni tecnologiche con l’obiettivo di ampliare il calendario di produzione. Su tutte, ha prevalso la copertura dei vigneti con film plastici, che hanno lo scopo di anticipare la maturazione o ritardare la raccolta. Con la prima tecnica e con le cultivar precoci come ‘Black magic’ e ‘Vittoria’ la produzione si ottiene precocemente e il prodotto raggiunge un grado zuccherino accettabile già i primi giorni di giugno, mentre con la tecnica del ritardo e con cultivar come ‘Italia’, ‘Red globe’, ‘Michele Palieri’, ‘Crimson seedless’ e ‘Black pearl’ si arriva fino all’ultima decade di dicembre. Anche quest’anno i produttori di uva precoce hanno ottenuto un buon risultato, ma lo stesso non possono dire quei commercianti che l’uva l’hanno comprata già in primavera, perché il mercato (leggi GDO) non ha riconosciuto al prodotto il giusto prezzo. Da più parti si sostiene che la stessa contrattazione tra commercianti e grande distribuzione si è molto semplificata ed è a senso unico: la GDO impone i suoi prezzi: prendere o lasciare! Quest’anno è andata abbastanza bene per i produttori molesi ma non per i commercianti di uva da tavola precoce. E l’anno prossimo come andrà, visto che aumenta la concorrenza dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo, che hanno costi di produzione molto più bassi dei nostri? Ma badate, non mi riferisco solo al costo della manodopera (qui da noi i braccianti, i piccoli agricoltori, continuano a dimenarsi tra disoccupazione e coltivazione di piccoli appezzamenti); il problema del costo di produzione è legato soprattutto al costo dell’acqua (anche 0,60 euro al metro cubo). Anche per l’acqua non è cambiato molto negli ultimi anni: forte sfruttamento delle falde acquifere, perenne difficoltà e arbitrio dell’ente di irrigazione (è di questi giorni la segnalazione di un gruppo di consiglieri comunali di Conversano che paventa la chiusura di alcuni pozzi pubblici proprio in questo periodo di grande sete della terra e dei vigneti in particolare!)(*) e costi elevatissimi che non arricchiscono solo i venditori di acqua… (basti pensare ai costi dell’energia elettrica!). Ed intanto non vengono riconosciuti agli agricoltori il risarcimento per le calamità naturali subite, gli aiuti e gli investimenti del Programma di Sviluppo Rurale, la possibilità di partecipare a programmi di ricerca finanziati dallo Stato, una conferenza nazionale sull’agricoltura, lo stato di crisi, ecc.
Sono tanti gli argomenti che compongono il tema della crisi dell’agricoltura. Nei giorni scorsi abbiamo partecipato ad un incontro promosso dal Comune di Noicattaro al quale erano stati invitati i Comuni di Adelfia, Casamassima, Conversano, Mola di Bari, Rutigliano e Polignano, tutti interessati alla produzione di vite da uva da tavola, e le associazioni di categoria. Nonostante il periodo (24 agosto), l’incontro è stato abbastanza partecipato. C’erano tutti i Comuni. Non tutte le associazioni di categoria. Diversi produttori e i rappresentanti del Tavolo verde di Palagianello, un gruppo di imprenditori agricoli molto tenaci che da diversi anni sta parlando di un’altra agricoltura, con parole e contenuti tanto forti quanto originali rispetto a quello che sentiamo in televisione o che leggiamo sui giornali a proposito di agricoltura.
Le proposte del TAVOLO VERDE PUGLIA partono da un’approfondita analisi della situazione. Possono essere riassunte estrapolando un passaggio da un loro documento sulla crisi dell’agricoltura: “È crisi del modello neoliberista dell’agroalimentare, maturata e preparata negli ultimi trent’anni. Una crisi che nelle campagne e in agricoltura è maturata molto prima che in altri settori sociali ed economici e, come in tutte le crisi, c’è chi perde e chi accumula; dalle crisi si esce ridislocando i poteri sociali, economici e politici. Da questa crisi si può uscire in molti modi; gli obiettivi del movimento contadino antiliberista sono semplici, chiari ed ambiziosi: conquistare la Sovranità Alimentare dei popoli, ovvero il diritto di tutti i popoli di determinare il modello di produzione, distribuzione e consumo degli alimenti con alla base la democrazia economica, la solidarietà, la gestione delle risorse rispettosa dei cicli naturali, i beni comuni.”
Lo stesso TAVOLO VERDE da diversi mesi si sta confrontando con i rappresentanti delle vertenze contro la crisi agricola condotte in Sardegna, Campania, Sicilia, Basilicata, Calabria, Puglia, Basilicata, Abruzzo, Molise e Lazio. E in ogni occasione sottolinea “l’ignavia del quadro politico e l’assenza generale delle forze di sinistra, generalmente incapace di cogliere il grande terreno di iniziativa e l’addensarsi di profondi bisogni ed istanze di cambiamento che si muovono attorno alla questione agroalimentare.”
Tornando alla situazione locale, senza recriminare sulle responsabilità dei diversi attori (forze politiche, sindacati, associazioni di categoria, enti locali, enti di ricerca, imprenditori, ecc.), perché ora bisogna cercare anzitutto di salvare il salvabile ed ognuno deve fare la sua parte, segnaliamo l’opportunità rappresentata dal costituendo GAL del Sud-Est Barese che comprende i comuni di Mola, Conversano, Rutigliano, Noicattaro, Casamassima ed Acquaviva. Particolare attenzione merita l’uva da tavola, perché in questa area Gal sono concentrati più della metà dei 13.000 ha dell’intera Provincia di Bari. Rutigliano e Noicattaro, oltre ad essere tra i maggiori produttori a livello nazionale, sono importanti esportatori da giugno (grazie alla produzione precoce di Mola) a dicembre (grazie alla copertura dei tendoni). Con il GAL si apre una nuova prospettiva per lo sviluppo del sistema agroalimentare locale e per investire nella direzione della valorizzazione dei prodotti locali, dellle risorse territoriali, umane, ambientali e socio-culturali (“la ruralità”) dei nostri territori. Ancora una volta, occorre ricordare la necessità di mettere in rete le potenzialità territoriali con un approccio dal basso verso l’alto, puntando sulla sinergia tra operatori e soggetti appartenenti a diversi settori economici. Ci riusciremo?>>
(*) La situazione dei pozzi sta per tornare alla normalità, secondo le verifiche disposte dall’assessorato.




