Con gli egagropili di posidonia il verde urbano ci guadagna
In due alloggiamenti davanti al Palazzo Roberti i residui spiaggiati di posidonia sono stati utilizzati come pacciamante e hanno migliorato l’effetto prodotto dalle pansé in fiore.
Qualcuno avrà notato che con gli ultimi interventi di abbellimento del verde cittadino in Piazza XX Settembre è stata realizzata una piccola prova sperimentale per valutare l’efficacia dei residui spiaggiati di posidonia come pacciamante per il verde urbano. Più in particoalre, con il trapianto di migliaia di piante da fiore (vinca e pansé) negli alloggiamenti di un centinaio di alberi presenti in Piazza XX Settembre (lecci, pini, tamerici, ecc.) è stato sperimentato l’impiego degli egagropili come materiale pacciamante. La prova ha interessato due alloggiamenti davanti a Palazzo Roberti. Prima della descrizione dell’intervento è il caso di ricordare cosa sono gli egagropili.
Gli egagropili (le cosiddette “palle di mare”) sono formazioni sferiche o sub-sferiche costituite da fibre di residui di posidonia strettamente intrecciate tra di loro, che si formano per effetto del moto ondoso e dei venti. Una descrizione più dettagliata con foto è presente sul libro prodotto dal Comune di Mola “Il caso dei residui spiaggiati di Posidonia oceanica: da rifiuto a risorsa” (Levante editori, Bari, a cura di Angelo Parente e Pietro Santamaria). I residui spiaggiati di posidonia sono presenti praticamente lungo tutto il litorale molese. Le cale Padovano, Pelunno, Portecchia, delle Alghe e Rena sono spesso invase dai residui spiaggiati di questa pianta marina. I siti in cui il fenomeno assume maggiore rilevanza sono il porticciolo di Portecchia e il Molo di Levante. Nel primo sono presenti accumuli periodici di notevole entità costituiti essenzialmente da foglie di posidonia, nel secondo sito si ritrovano soprattutto fibre ma anche foglie ed egagropili di posidonia.
Chiunque osservi gli egagropili resta ammirato dalla varietà delle dimensioni di queste sfere. Sono perfette per tutti i giochi di palla e per dare libero sfogo alla creatività dei più piccoli, e non solo. Possono essere utilizzate, per la loro forma e struttura, dai sarti come puntaspilli (sul libro citato è presente una foto molto suggestiva). Gli antichi Egizi utilizzavano gli egagropili, opportunamente sfibrati, per costruire scarpe. I vecchi maddalenini (abitanti dell’isola della Maddalena in Sardegna) identificavano gli egagropili come escrementi della foca monaca e li soprannominano “cacati di boiu marinu” (1).
A livello sperimentale, gli egagropili sono stati già utilizzati nel comune di Mola di Bari come pacciamante negli alloggiamenti delle alberature stradali. Oltre ad avere un effetto sulla riduzione delle infestanti, i residui di posidonia si sono dimostrati elementi validi per migliorare il decoro urbano (1).
In Piazza XX Settembre, negli alloggiamenti degli alberi davanti a Palazzo Roberti gli egagropili erano stati messi durante la mostra di Antonino Romanò “Lavori in corso”, dal progetto “Egagropili, rinascita e movimento”, basata sull’impiego dei residui di posidonia spiaggiata. Ora quei residui e gli egagropili abbelliscono gli alloggiamenti aggiungendo superfici sferiche, rilievi e variazioni cromatiche ulteriori alle tante forme e ai colori delle piante fiorite. La differenza tra alloggiamenti con e senza gli egagropili è evidente e può essere apprezzata dal confronto tra le due foto inserite in questo articolo.
(1) Informazioni tratte dal libro “Il caso dei residui spiaggiati di Posidonia oceanica: da rifiuto a risorsa” (Levante editori, Bari, a cura di Angelo Parente e Pietro Santamaria).





io li ho lasciati sulla terra sperando di veder germogliare qualche seme intrappolato nella palla… ma nulla!
sara’ che c’e’ troppa salinita’? sicuramente hanno un ruolo nella conservazione dell’umidita’, ma nulla e’ cresciuto intorno a loro.
Bac Gin