Inquinamento luminoso: un problema di tutti

Quando l’uomo immette luce di notte nell’ambiente esterno, al di fuori  degli spazi che è necessario illuminare, e altera così la quantità  naturale di luce presente, produce una forma di inquinamento chiamata “inquinamento luminoso”.
Un inquinamento della luce naturale  prodotto dalla luce artificiale.  Ad esempio, è fonte di inquinamento luminoso la luce che un apparecchio  di illuminazione disperde al di fuori della zona che dovrebbe  illuminare. Le stesse superfici illuminate producono inquinamento  luminoso allorquando riflettono o diffondono nell’ambiente la luce che  giunge loro.
L’inquinamento  luminoso non crea disturbo solo agli animali e alle piante, come documentano molti studi scientifici, ma è un problema anche per l’uomo. Infatti la luce dispersa verso l’alto illumina le particelle in sospensione nell’atmosfera e le stesse molecole che la compongono: si crea così uno sfondo luminoso che nasconde la luce degli astri. Questo  potrebbe sembrare un problema solo per gli astronomi e gli astrofili, che non riescono più a sfruttare la piena potenza dei loro sofisticati e  costosi strumenti. Invece è un problema per tutti perché l ’aumento della luminosità del cielo notturno, impedendo la visione delle stelle e degli altri corpi celesti, ci isola da quell’ambiente di cui noi e il nostro pianeta siamo parte.
L’inquinamento luminoso perciò altera il nostro rapporto con l’ambiente  dove viviamo, l’Universo. Il problema è grave perché è in gioco la percezione del “mondo” attorno a noi sul quale il cielo stellato per la  popolazione costituisce l’unica “finestra” disponibile.
La Via Lattea  non è una banale “distesa di stelle” ma è nientemeno che la nostra Casa nell’Universo, quell’isola di stelle di cui il Sole fa parte, nella  quale abitiamo e che i nostri nonni percepivano ogni notte serena. In un futuro non lontano una cappa lattiginosa potrebbe nascondere del tutto  agli occhi dei nostri figli la parte di universo in cui ci troviamo. Infatti l’inquinamento luminoso sta crescendo in modo esponenziale, e  con esso la luminosità del cielo. Dagli anni settanta ad oggi la  luminosità artificiale del cielo è più che quadruplicata.  A questo si aggiunge il danno alla componente paesaggistica di cui il  cielo notturno è elemento fondamentale con conseguenze per l’industria  turistica nazionale che sarebbe sbagliato ignorare.  L’inquinamento luminoso, infine, costituisce un inutile spreco  energetico, di risorse e, quindi, di denaro ed è il tipico segno di  illuminazione inadeguata.
Per indirizzare lo sviluppo  dell’illuminazione esterna notturna in una direzione virtuosa di  rispetto dell’ambiente e di risparmio energetico, altrimenti non  adeguatamente intrapresa, sono necessari degli interventi legislativi.  Le leggi contro l’inquinamento luminoso della Regione Lombardia,  Emilia-Romagna, Marche, Umbria, Abruzzo e Puglia costituiscono il  corretto punto di partenza per una illuminazione ecologica feconda di  proficui sviluppi (L.R. Lombardia 17/2000 integrata da D.G.R. Lombardia  2611/2000, L.R. Lombardia 38/2004 e regolamento di attuazione D.G.R.  Lombardia 7/6162/2001, L.R. Marche 10/2002, L.R. Emilia-Romagna 19/2003,  L.R. Umbria 20/2005, L.R. Abruzzo 12/2005, L.R. Puglia 15/2005).

Queste  ottime leggi sono state promosse da Cielobuio – Coordinamento per la  protezione del cielo notturno (www.cielobuio.org),  una attiva associazione nazionale in onore della quale l’Unione  Astronomica Internazionale ha assegnato il nome Cielobuio ad un nuovo  pianetino.  impianti schermatiCi si deve augurare che le organizzazioni dei  produttori di apparecchi di illuminazione, dei produttori di energia  elettrica e dei progettisti abbandonino definitivamente la difesa di  pratiche illuminotecniche inadeguate che li qualificano loro malgrado  come inquinatori e indirizzino con decisione e onestà intellettuale lo  sviluppo dell’illuminotecnica in direzione di una nuova  eco-illuminotecnica realmente amica dell’ambiente e rispettosa di esso,  nel solco tracciato da queste leggi. Il know-how tecnologicamente  avanzato che l’industria e l’illuminotecnica italiana possono  raggiungere nel settore dell’illuminazione eco-compatibile grazie al  “laboratorio” rappresentato da queste regioni è una formidabile  opportunità per sviluppare l’esportazione di materiali e professionalità  progettuale nel mondo.

Per limitare in modo efficace l’inquinamento luminoso occorre  minimizzare tutta quella parte di esso che è evitabile in quanto non  assolutamente necessaria per produrre l’illuminazione richiesta: per far  ciò le leggi e le norme dovrebbero applicare le seguenti regole,  contemporaneamente (i loro effetti si sommano) e in ogni luogo  (l’inquinamento luminoso si propaga a grandi distanze e si somma con  quello prodotto dalle altre sorgenti):

1) Il primo criterio irrinunciabile per un’efficace limitazione  dell’inquinamento luminoso è quello di non sovrailluminare. Questo  significa limitare i livelli di luminanza ed illuminamento delle  superfici illuminate a quanto effettivamente necessario. Significa anche  non applicare livelli superiori al minimo previsto dalle norme di  sicurezza, quando presenti, in modo da garantire la sicurezza senza  produrre eccessivo inquinamento luminoso. Quando non siano presenti  norme specifiche, i livelli di luminanza dovrebbero essere commisurati a  quelli delle aree circostanti (nelle migliori leggi e nei migliori  regolamenti si applica il limite di una candela al metro quadro).

2) Prevedere la possibilità di una diminuzione dei livelli di luminanza  e illuminamento in quegli orari in cui le caratteristiche di uso della  superficie lo consentano. I livelli di illuminazione necessari per la  sicurezza o per il buon uso di un certo tipo di area dipendono infatti  dal tipo di utilizzo della superficie. Se in certi orari cambia l’uso di  una certa superficie l’illuminazione può essere ridotta (ad es. quando  termina lo scarico di merci dagli autocarri in un area industriale o  diminuisce il traffico di una strada). Se poi l’illuminazione dopo una  certa ora non viene più utilizzata, si eviterebbe inutile inquinamento  luminoso e spreco di energia spegnendo l’impianto.

3) Minimizzare la dispersione diretta di luce da parte  degli apparecchi di illuminazione al di fuori delle aree da illuminare.  In una legge efficace contro l’inquinamento luminoso è fondamentale e  irrinunciabile l’obbligo di utilizzare apparecchi di illuminazione  totalmente schermati in tutti gli impianti, pubblici e privati (ossia  aventi un emissione di 0 cd/klm a 90 gradi ed oltre rispetto la  verticale verso il basso). Infatti anche quando il flusso luminoso  emesso verso l’alto dagli apparecchi di illuminazione sembra  trascurabile rispetto a quello riflesso dalle superfici, in realtà esso  costituisce la parte fondamentale del flusso inquinante ad una certa  distanza dalle sorgenti.  Gli effetti delle immissioni luminose inquinanti  dipendono dalla direzione di emissione. Apparecchi di illuminazione e  superfici distribuiscono in modo diverso la loro luce nelle varie  direzioni. Di solito sono proprio gli apparecchi di illuminazione a  produrre le emissioni maggiori nelle direzioni più inquinanti, quelle in  cui l’inquinamento luminoso si propaga in un area più vasta e si somma  più efficacemente alle emissioni degli altri impianti. Quindi per  ridurre l’effetto delle immissioni luminose in atmosfera è fondamentale  minimizzare il più possibile l’emissione verso l’alto degli apparecchi.

Questo è concretamente realizzabile attraverso un’attenta progettazione  e un’attenta scelta degli apparecchi di illuminazione basata sulle loro  caratteristiche e prestazioni.  Inoltre un’attenta progettazione dovrebbe anche massimizzare la frazione  della luce emessa dall’impianto che viene realmente utilizzata per  illuminare la superficie (detta Utilanza) in modo da ridurre al minimo  la luce dispersa nelle aree circostanti.

FONTE: http://www.inquinamentoluminoso.it/cinzano/web2/prepagina.html
by Pierantonio Cinzano

Gli Atti del Convegno Internazionale “Inquinamento luminoso e  salvaguardia dell’ambiente notturno – Venezia: Salvare la notte” sono raccolti  in un libro di 356 pagine bilingue Inglese/Italiano, curato da  Pierantonio Cinzano e pubblicato dall’Istituto di Scienza e Tecnologia  dell’Inquinamento Luminoso con il supporto  dell’UNESCO-ROSTE. Il libro fornisce una completa panoramica  dell’argomento, scritta in linguaggio comprensibile da autori di  rilevanza internazionale, e spazia dall’importanza del cielo stellato  per l’uomo nei secoli, allo stato del cielo notturno in europa e in  italia, agli effetti ambientali dell’inquinamento luminoso, al suo  insegnamento nelle scuole, ai provvedimenti tecnici da adottare

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