Pesca, nasce il marchio «doc» tra Bari e Brindisi

BARI - Superare il momento di crisi adottando un marchio di qualità che renda riconoscibili i prodotti ittici del Sud Est Barese e del Nord Brindisino, realizzando oasi di ripopolamento, imprese di acquacoltura, trasformando vecchi battelli in barche per il pesca-turismo. Promuovere attività di formazione degli addetti per avvicinare i giovani alla pesca, campagne di comunicazione e marketing territoriale per pubblicizzare i prodotti ittici locali. E sostenere iniziative volte a preservare l’ambiente marino e a sostenere le imprese di pesca e della filiera produttiva. Sono gli obiettivi fissati dai comuni di Mola, Monopoli, Polignano e Fasano, che sostenuti da 15 partner (le province di Bari e Brindisi, Legapesca, Agci, Federcopesca, Federpesca, Unci, Anapi, Coldiretti-Impresa Pesca, Crsa Basile Caramia, Università di Bari, Banca Popolare di Bari, Ad Concord, Legambiente e Forpuglia) daranno vita al primo Gruppo di azione costiera (Gac) pugliese, che ha preso il nome «Mare degli Ulivi».

L’appuntamento è fissato stamane alle 11,30 nella sala giunta della Provincia di Bari, dove i sindaci delle quattro città Stefano Diperna, Emilio Romani, Angelo Bovino e Lello Di Bari, sigleranno insieme ai presidenti Fr ancesco Schittulli e Massimo Ferrarese, agli operatori del settore e ai partner istituzionali, un protocollo d’intesa che nasce dalla volontà di offrire nuove opportunità al settore ittico attraverso il Fondo europeo della pesca (Fep) 2007/2013 della Regione Puglia. Il Gac «Mare degli ulivi» intende attivare un partenariato rappresentativo anche per irrobustire la filiera territoriale (accesso al credito, cofinanziamento pubblico-privato, agenzie formative) per generare sviluppo sostenibile della zona di pesca dell’area a Sud di Bari. Nel comparto marittimo che comprende i quattro Comuni del Gac il pescato annuo è di circa 3500 tonnellate l’anno; il 74% riguarda pesci (merluzzi, naselli e scorfani in particolare), il 17% molluschi (polpi, totani e seppie), il 9% i crostacei. Nel 2010, il settore ha perso il 27% di addetti e circa 50 armatori e 4 cooperative di pesca hanno chiuso i battenti. Per porre fine a questa «emorragia », provocata in particolare dall’aumento del prezzo del gasolio, dall’obbligo all’uso delle reti a maglie larghe e dall’arrivo sui banchi dei nostri mercati di prodotto importato (da Asia e America latina), Comuni e operatori hanno (finalmente) deciso di adottare una iniziativa comune.

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