VITE RANDAGIE

Mal costume mezzo gaudio
Racconti brevissimi dall’ordinario malcostume

VITE RANDAGIE

di Antonio Campanile

Correre. C’è qualcosa di più bello nella vita? I bambini non amano forse trotterellare in continuazione per esternare la loro felicità?

Correvo in campagna, nei pressi della mia villa, quando conobbi per la prima volta i tuoi genitori.
Era il tardo pomeriggio di una bella giornata assolata. Il silenzio era interrotto solo dal cinguettio degli uccelli e dal breve fruscio del vento. D’un tratto sentii dietro di me uno strano ansare. Mi voltai e sobbalzai dallo spavento: c’erano due grossi cani a due metri da me! Temetti il peggio, ma fu solo per un attimo. Per strano che potesse essere, capii che mi stavano seguendo in silenzio. Mi accompagnarono infatti fino alle porte di Rutigliano, passando dai pressi dell’antica Azezium, e poi, incredibilmente, anche al ritorno alla villa, a san Materno.
Erano due bestie stupende. Lui era uno spinone di colore grigio, lei un meticcio che sembrava aver molta attinenza coi lupi, con la pelliccia scuro-argentata.
Decisero di accasarsi all’imbocco della via vecchia di Rutigliano, ed era per me un piacere incontrarli per strada. Inseparabili.
Un giorno, imboccata la stradina con la macchina, vidi soltanto la cagna. Sembrava volesse dirmi qualcosa. Mi fermai e uscii dalla macchina. Cominciai a guardarmi intorno in cerca dello spinone. Lo intravidi sotto un albero a pochi passi dal ciglio della strada. Stava accucciato e in silenzio. Mi avvicinai e trasalii. Aveva la parte posteriore del corpo maciullata. Un’auto l’aveva investito. Spirò di lì a poco.
Il destino crudele aveva però in serbo una sorpresa: lei era incinta e partorì tempo dopo una mezza dozzina di cucciolotti, tutti spinoni. Tra questi c’eri tu.

Continua

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