NO al nucleare. Parliamo di idrogeno.

Importante appuntamento in programma venerdì 24 luglio 2009 a Mola di Bari. Mentre il governo ha deciso di riaprire la strada al nucleare dopo che 22 anni fa gli italiani lo avevano bocciato con un referendum popolare, il Comune di Mola chiama il fisico Nicola Conenna che dirige l’Università dell’Idrogeno a tenere una conferenza sulla valutazione economica ed ambientale delle fonti energetiche che sfruttano il nucleare e l’idrogeno. Appuntamento allora il 24 luglio al Castello Angioino alle ore 20. intanto vi proponiamo due recenti notizie uscite sull’idrogeno.

Generare idrogeno dagli scarti del biodiesel

Produrre idrogeno sostenibilmente: questo l’obiettivo a cui mira la ricerca di un team di ingegneri dell’Università di Leeds

Il recupero energetico dei rifiuti è una scelta intelligente, e diviene strategica quando l’approccio è quello del mondo della ricerca. Partendo dall’idea di realizzare un processo per la sintesi dell’idrogeno efficiente ed ecosostenibile alcuni ingegneri dell’Università di Leeds hanno avviato nel 2007 uno studio per dimostrare la fattibilità produttiva del gas a partire dagli scarti dei biocarburanti. Nel dettaglio il sistema messo a punto dopo i dopo due anni di lavori consentirebbe di estrarre l’idrogeno dal glicerolo, sottoprodotto del biodiesel.
La dr. Valerie Dupont della School of Process, Environmental and Materials Engineering (SPEME) ha dichiarato: “Stiamo esaminando la fattibilità di un unico metodo efficiente la produzione di idrogeno che utilizzi aria piuttosto che bruciatori per riscaldare il prodotto grezzo. La nostra attuale ricerca permetterà di migliorare la sostenibilità di questo processo e di ridurre le emissioni di carbonio”.
Il processo, – noto come Unmixed and Sorption-Enhanced Steam Reforming – ancora in fase di sviluppo a Leeds, miscela i rifiuti prodotti con vapore in un reattore catalitico per liberare idrogeno puro ed è potenzialmente meno costoso, più pulito e efficiente sotto il profilo energetico. La reazione rilascia anche biossido di carbonio e l’acqua in eccesso, il primo eliminato in situ attraverso un materiale assorbente e il secondo facilmente condensato tramite raffreddamento.

Idrogeno, la “via italiana” sceglie il laser a UV

Messo a punto da un gruppo di ricercatori una nuova strada per la produzione del gas su cui si riversano le aspettative energetiche del futuro: la fotodissociazione ad alta pressione delle molecole d’acqua.

Tra i tanti progressi e ricerche nel campo dell’idrogeno ecco arrivarne una tutta italiana. Il merito va agli scienziati Roberto Bini, Matteo Ceppatelli, e Vincenzo Schettino dell’European Laboratory for Non-Linear Spectroscopy di Firenze e al loro studio pubblicato in questi giorni sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences. La ricerca mirava a rendere elementi come l’azoto e il monossido di carbonio (CO), inerti in normali condizioni, chimicamente reattivi attraverso l’irraggiamento con laser ad UV e a pressioni di pochi decimi di giga pascal (per fare un conto basti pensare che la pressione a 11300 metri sotto il livello del mare è di circa 100 MPa).
Per ottenere ciò gli scienziati hanno impiegato solo miscele con acqua e nessuna altro componente chimico, evidenziando che, colpite dalla luce ultravioletta, le molecole di H2O si scindono – come da copione – in ioni idrogeno (H) e radicali ossidrili (OH), ma per un tempo sufficiente ampio da favorire la produzione di idrogeno anziché riassociarsi subito in acqua. Lo studio apre dunque a nuove possibilità di produzione del gas sui cui a tutt’oggi si concentrano molte aspettative in materia di energia pulita, soprattutto come efficiente alternativa all’elettrolisi, il metodo finora d’elezione ma anche, purtroppo, energicamente dispendioso.

Fonte: Rinnovabili.it

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