Buone pratiche: il recupero della posidonia spiaggiata
“Il recupero della posidonia spiaggiata” è il titolo della relazione che i ricercatori dell’Azienda Sperimentale “La Noria” dell’Istituto di Scienze delle Produzioni Alimentari del CNR di Bari terranno stasera alla Festa dell’Ambiente al Castello angioino alle 19.

In tutti i comuni costieri sono iniziate le grandi pulizie per rendere fruibili le spiagge. Anche quest’anno saranno raccolte e smaltite in discarica migliaia di tonnellate di posidonia spiaggiata. Stasera a Festa dell’Ambiente saranno presentati alcuni risultati che stanno emergendo dal progetto di ricerca “La Posidonia oceanica (L.) Del.: protezione, ripopolazione di praterie e utilizzazione dei residui in agricoltura” (POPRURA).
Il progetto POPRURA sarà illustrato in uno stand curato da: Provincia di Bari – Servizio Politiche Comunitarie, Laboratorio di Biologia Marina, ISPA, DSPVe il Dipartimento di Biologia e Chimica Agro-Forestale e Ambientale dell’Università di Bari. Il Progetto è finanziato dal Programma di Iniziativa Comunitaria INTERREG IIIA Grecia-Italia 2000-2006, asse III: Ambiente e Patrimonio Culturale; misura 3.1: “Miglioramento della gestione degli ecosistemi comuni; area tematica: Ambiente e sviluppo sostenibile”, di cui la Provincia di Bari è capofila. Nello stand saranno presenti anche l’Istituto Tecnologico dell’Epiro (TEI) e la Prefettura di Cefalonia, partner greci del progetto.
Come intuibile dal titolo, scopo del progetto è, da un lato, definire le modalità di protezione e trapianto e/o reimpianto della posidonia, considerata l’importanza che la pianta svolge per l’ecosistema marino, dall’altro, recuperare i residui della pianta spiaggiati durante le mareggiate autunno-invernali, in modo da reimmetterli nel ciclo produttivo recuperando una risorsa che in caso contrario sarebbe destinata ad essere avviata in discarica. In particolar modo, quest’ultimo obiettivo può essere raggiunto attraverso l’utilizzazione della posidonia spiaggiata come substrato, nella coltivazione senza suolo, sia del materiale tal quale che del materiale compostato, e come ammendante per arricchire di sostanza organica il terreno.
In zone a vocazione balneare, la presenza dei residui di posidonia spiaggiata, e i conseguenti cattivi odori emessi in seguito ai processi putrefattivi cui il materiale va incontro, rendono poco fruibili le spiagge da parte dei turisti. Il problema assume dimensioni ragguardevoli se si pensa che, con riferimento ad un comune pugliese della provincia di Foggia, dati del 2008 quantificano in 10.000 m3 la quantità di posidonia spiaggiata su un litorale lungo appena il 6% di quello dell’intera Puglia. E la situazione è simile in altri Comuni della costa pugliese.
La rimozione dal litorale della posidonia spiaggiata comporta il successivo smaltimento con un aggravio dei costi di gestione dei rifiuti da parte dei comuni costieri e, contemporaneamente, la perdita di una risorsa. Risorsa che, opportunamente manipolata, potrebbe trovare collocazione nel ciclo produttivo come substrato di coltivazione nell’ortoflorovivaismo o come pacciamante e/o ammendante del terreno. In particolar modo notevole interesse ha la possibilità di utilizzare i residui di posidonia come succedaneo totale o parziale dei substrati nelle coltivazioni senza suolo.
I ricercatori pugliesi hanno caratterizzato i residui di posidonia dal punto di vista chimico-fisico, sono riusciti a ridurre il contenuto salino e a migliorare le proprietà intrinseche del materiale (in particolare la ritenzione idrica). Ciò è stato possibile compostando il materiale spiaggiato. Infatti, dopo 90 giorni, limite minimo per considerare maturo un compost, il contenuto salino è passato da oltre 6 dS/m a meno di 1,5 dS/m, perfettamente compatibile con la coltivazione delle piante.




