Il nuovo lungomare di Mola: l’intervista

Riprendiamo un articolo pubblicato sul Corriere del Mezzogiorno contenente un’intervista ad Angela Barbanente, assessore regionale uscente all’Urbanistica e docente di Pianificazione Territoriale presso il Politecnico di Bari. “Mola, il Lungomare di Bohigas non piace.” Barbanente: «Siamo abituati al degrado».
Parla l’ex assessora regionale: «L’architetto catalano ha fatto un lavoro eccellente. Non siamo educati alla novità».

BARI— «Quello realizzato a Mola è un intervento bello, intelligente e unico nel panorama pugliese. Il problema è probabilmente che ci siamo abituati al degrado e che non siamo educati ad apprezzare l’architettura e l’urbanistica contemporanee». Angela Barbanente, assessore uscente all’Urbanistica del governo Vendola, ma anche urbanista e professore universitario di Pianificazione territoriale, è molese di origine. Così, probabilmente, oltre a essere competente dal punto di vista tecnico, sa interpretare anche gli umori di quei molesi che criticano l’intervento sul fronte mare progettato da Oriol Bohigas e quasi terminato.

Professoressa Barbanente, ha visto il nuovo lungomare di Mola? «L’ho visto. E ho anche seguito il dibattito sul Corriere: l’interesse delle persone, il dibattito, sono comunque testimonianze di vivacità. Non posso credere, però, che si sia punita l’amministrazione comunale uscente perché non piaceva un progetto comunque prova di eccellenza».

Lei che opinione ha del water front firmato da Oriol Bohigas? «Trovo che sia molto bello. E credo che i molesi dovrebbero sentirsi orgogliosi che la loro piccola città abbia raggiunto un risultato così importante».

Per il momento sembra prevalere l’atteggiamento critico. «Questo accade probabilmente perché ci si abitua al degrado. Come si può rimpiangere il parcheggio a cielo aperto in cui era stata trasformata quella porzione di costa? Come si può rimpiangere una strada sempre assediata dalle auto, in sosta o in coda lungo la strada?».

Una delle prime lamentele riguarda appunto il parcheggio: i posti auto sono stati di molto ridotti. «E’ vero. Ma è vero anche che il progetto di Bohigas è stato oggetto di moltissime discussioni nelle quali la comunità di Mola è stata coinvolta. L’iniziativa di eliminare il parcheggio sotterraneo ipotizzato dall’architetto catalano in piazza Venti Settembre, è stata proprio dei cittadini. E’ stupefacente che ora si imputi alla riqualificazione la mancanza di posti auto».

Ma quello dei posti auto è un problema che può allontanare possibili visitatori da Mola? Che può penalizzare le attività commerciali? «Al contrario. E’ ormai verificato che la riduzione di posti auto, iniziative che favoriscano la mobilità pedonale rappresentano la più efficace azione pubblica a sostegno delle attività produttive. E’ così nelle grandi città, dove comunque l’istituzione di zone pedonali richiede misure strategiche impegnative come il rafforzamento del trasporto pubblico e la realizzazione di parcheggi di scambio. Come potrebbe essere diverso in una piccola città come Mola? Qui non è neppure necessario prevedere grandissime alternative, dal momento che muoversi a piedi è perfettamente possibile. Reazioni come quella dei molesi riguardo al parcheggio rientreranno non appena si potrà testare la capacità di attrazione del nuovo fronte mare».

I suoi “concittadini” hanno anche criticato alcune scelte di gusto, come le ringhiere eccessivamente lineari o l’uso del cemento per la pavimentazione. «Bohigas ha fatto un lavoro eccellente nel coniugare il linguaggio contemporaneo di certi materiali con il contesto antico, ma non soltanto antico: su quel tratto di costa si affacciano palazzi degli anni Sessanta. L’uso del cemento, oltre che dal punto di vista ambientale più sostenibile di quello della pietra, è una scelta di contemporaneità, non un ripiego. Dei lampioni classici non capisco davvero come si sarebbero potuti inserire. Le ringhiere preservano il rapporto con il mare da ogni prospettiva. Diciamo che è comunque positivo un dibattito che fiorisce intorno alla qualità dell’architettura».

Adriana Logroscino
Corriere del Mezzogiorno 08 aprile 2010 (ultima modifica: 09 aprile 2010)

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