A proposito del lungomare di Mola: l’editoriale

Editoriale del Corriere del Mezzogiorno. “Non pensate solo alle auto. Un punto di forza naturale e strategico.” Tra un mese la città inaugurerà il nuovo progetto. I commercianti: «Gli affari saranno penalizzati».

BARI – Se tutto va bene, tra un mese Mola di Bari inaugurerà il suo nuovo lungomare. Lo ha disegnato l’architetto catalano Oriol Bohigas, al quale molte altre città devono la loro ritrovata fortuna: Barcellona e Salerno, tanto per citarne due. Le città di Bohigas, e dunque anche Mola, vivono della sua principale intuizione: la rilettura dell’affaccio sul mare, la riqualificazione di un punto di forza naturale e strategico che diventa occasione per tante cose. A Mola, tra queste tante cose, c’è anche la polemica sul progetto. La cittadina è divisa tra estimatori e critici. Capita. Anzi, è forse anche giusto che una nuova opera crei discussione, alimenti punti di vista differenti. E’ comunque un modo per parlarne, per farla iniziare a vivere, per farla diventare parte della comunità per cui principalmente è stata creata.

Ma il lungomare di Bohigas ha sollevato anche altri problemi. Primo tra tutti la paura dei commercianti molesi. Questa la loro tesi: lungomare chiuso al traffico, senza parcheggio per le auto, timori per la crisi del commercio e calo degli affari. Preoccupazioni legittime, per carità, ma che forse possono essere esorcizzate se solo si va con lo sguardo oltre i confini della cittadina alle porte di Bari e si osserva ciò che accade in altri centri. Le aree commerciali più eleganti e più fruttuose per i negozianti sono proprio quelle nelle quali è stato vietato il traffico alle auto. L’aria è migliore, lo shopping è senza stress da doppia fila e aumenta persino il tempo da trascorrere serenamente nella contemplazione delle vetrine prima di scegliere cosa acquistare. Gli occhi sono entrambi concentrati sulla merce, senza dover badare contemporaneamente all’arrivo dei vigili o al rischio che i bambini si allontanino finendo col diventare bersaglio per ciclomotori e vetture. Ecco spiegato in parte il successo delle aree pedonali diventate isole di shopping felice e fortunato. In queste zone il cliente giustifica perfino un leggero aumento del prezzo della merce se questa viene acquistata usufruendo di servizi: bar con tavolini, animazione e musica di strada, bagni pubblici.

I commercianti di Mola non sembrano aver valutato bene questa opportunità. La loro preoccupazione è concentrata sulla riduzione dei posti auto che penalizzerebbe gli affari. Un’ansia che ha finito con il relegare in secondo piano anche— piaccia o no— l’oggettiva riqualificazione dell’area portuale. Era degradata, in più punti diventata anche piccola discarica a cielo aperto. Non sarà più così. E questo è un primo vantaggio. Poi toccherà alla nuova amministrazione garantire la possibilità di parcheggio in altre aree. Questa sì che è un’altra sfida. Cavalcare lo scontento per il lungomare — come ha fatto il neosindaco Stefano Diperna (Pdl) — ci è sembrata una prospettiva corta, un’astuzia elettorale e nulla più. Vincere la sfida dei nuovi parcheggi, avere la capacità di individuarli, riuscirà a regalare a Mola un ritrovato equilibrio tra le esigenze di automobilisti, pedoni e commercianti. Che — finalmente liberi dalle loro paure— potranno orgogliosamente vivere il nuovo lungomare considerando che quel waterfront non ha nulla da invidiare ai luoghi di successo di altre città. Non solo pugliesi.

Carmine Festa
Corriere del Mezzogiorno 08 aprile 2010

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