La centrale dove la metto – Slitta ancora il termine per i criteri di scelta dei siti nucleari

Il termine per la scelta dei criteri per l’individuazione dei siti per gli impianti nucleari slitta rispetto al termine fissato inizialmente per il 30 giugno, e viene fissato a sei mesi dall’approvazione del provvedimento. Lo stabilisce un emendamento del Governo al disegno di legge sullo sviluppo.
Con un emendamento delle opposizioni viene inoltre stabilito che l’autorizzazione unica prevista per la costruzione e l’attività degli impianti nucleari non sostituisce comunque la Valutazione di impatto ambientale (Via) e la Valutazione ambientale strategica (Vas). Approvato anche un emendamento del relatore che elimina la previsione della partecipazione, anche minoritaria, da parte della Cassa depositi e prestiti nei consorzi che verranno costituiti per lo sviluppo e l’utilizzo di impianti di energia nucleare. Tra gli altri emendamenti approvati, uno prevede una campagna d’informazione sulla sicurezza e l’economicità dell’energia nucleare, mentre un altro stabilisce un contributo a carico dei produttori e la gestione di un fondo per lo smantellamento degli impianti nucleari, il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti radioattivi.
Con un’altro emendamento, viene reso più vincolante un criterio cui il Governo si dovrà attenere per l’attuazione sulla delega per lo sviluppo del nucleare civile: in particolare, la definizione di “adeguati livelli di sicurezza” dei siti diventa di “elevati livelli di sicurezza”. Inoltre, sempre riguardo ai principi di delega, anche agli enti locali dovranno essere riconosciuti i benefici già previsti per le persone residenti e per le imprese operanti nei territori circostanti i siti nucleari, con oneri a carico delle imprese coinvolte nella costruzione o nell’esercizio degli impianti.
Oltre a questo, continua a tenere banco la questione dell’effettiva convenienza finanziaria dell’avventura nucleare. Specie se si tiene conto della prevista discesa futura dei prezzi di gas e carbone. Secondo uno studio di Boston Consulting group, a fronte di un investimento in una centrale nucleare – che è doppio o triplo rispetto a impianti a gas o carbone – il beneficio effettivo non è così immediato. Negli Stati Uniti il prezzo del megawatt nucleare si aggira sui 62-65 dollari contro i 70-75 del gas-carbone. Dunque? Secondo molti esperti non è da escludere, a questo punto, che sia necessario l’intervento pubblico (l’Acquirente unico?) come probabile “commensale” al tavolo consorziale (in salsa finlandese) che con tutta probabilità verrà allestito.

Fonte: www.e-gazette.it

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