Un parco chiamato Lama S. Giorgio-Giotta
Parte da molto lontano la storia dell’istituzione di un parco – non ancora realizzato - nell’immediato entroterra barese
Rifiuti di ogni genere scaricati con grande disinvoltura, teloni in plastica anche bruciati, resti di amianto abbandonati senza scrupoli: così si presenta oggi Lama S. Giorgio nel territorio di Triggiano, un territorio di forte valenza ambientale, se è vero che sin dal 1997 la Regione Puglia ne autorizzava l’istituzione come area protetta. Ed è un territorio a forte rischio di abbandono, che pare non potrà essere salvato né da comitati spontanei di cittadini né da apposite proposte di legge, se non si interviene in tempo.
Storia di un sito che merita di più
Gran parte del territorio murgiano, a causa della sua morfologia carsica, è solcato da un complesso sistema di lame; queste sono torrenti a carattere temporaneo, di importanza primaria per il deflusso delle acque piovane e nella maggior parte dei casi si tratta di corridoi verdi che ospitano una vegetazione di inestimabile valenza.
Sul versante Nord-est delle Murge verso l’Adriatico si sviluppano le lame San Giorgio e Giotta ricadenti precisamente nei territori di Bari, Triggiano, Noicattaro, Rutigliano, Sammichele di Bari, Casamassima, Gioia del Colle. Soprattutto in questi ultimi 10 anni, lama S. Giorgio e lama Giotta hanno attirato l’attenzione della società civile, delle diverse Amministrazioni comunali nelle quali esse ricadono, dell’Amministrazione Provinciale di Bari e della Regione Puglia, sia per le importanti connotazioni naturalistiche, sia per il fondamentale ruolo che hanno nel drenare le acque piovane. In quest’area molti e diversi tra loro sono ambienti e paesaggi; i suoi circa 4000 ettari di estensione fanno parte di un ambito fortemente antropizzato.
L’interesse naturalistico delle due lame è tale che questo è un sito BioItaly di importanza regionale con specie animali di interesse comunitario incluse nell’Allegato IV della Direttiva Habitat e nella Convenzioni di Berna e Bonn, nonché specie vegetali incluse nella Lista Rossa nazionale e regionale, tra cui, addirittura, orchidacee rare e protette dalla Convenzione di Washington.
La storia dell’istituzione dell’area protetta Lama S.Giorgio-Giotta vede la luce con la legge regionale 19/1997 (Norme per l’istituzione e la gestione delle aree protette della Regione Puglia) che avviava, tra le altre cose, il processo di tutela limitatamente al tratto di lama San Giorgio insistente nell’agro di Triggiano. Di qui il moto dell’opinione pubblica e delle associazioni ambientaliste, che hanno chiesto di ampliare l’azione di tutela della lama anche a siti dalle peculiari caratteristiche naturalistiche, geologiche e archeologiche per arrivare a lama Giotta, insistente nei comuni di Rutigliano, Noicattaro e Bari. Era quello l’inizio di un lungo iter che avrebbe visto le due lame, San Giorgio e Giotta, incluse negli studi preliminari all’istituzione di Parco Regionale, commissionati dalla Provincia di Bari a un gruppo di lavoro del Politecnico di Bari.
La proposta caduta nel vuoto?
Il gruppo di lavoro del Politecnico elaborava un piano che teneva conto dei diversi sistemi coinvolti (da quello idrogeologico a quello faunistico e vegetazionale, da quello agronomico-produttivo a quello storico-culturale), con l’intento di pianificare un elemento naturalistico che potesse fungere da corridoio ecologico (green way) e mettere in relazione le propaggini della Murgia Sud orientale con il litorale adriatico.
Intanto, a luglio 2002, l’Ufficio Parchi e Risorse Naturali della Regione Puglia avviava una serie di incontri tecnici con le diverse amministrazioni comunali interessate all’istituenda area protetta; si giunse a un’intesa nella quale si definiva un possibile perimetro per l’area della Lama San Giorgio e di Lama Giotta. Nel settembre 2007 veniva convocata la Conferenza dei Servizi per l’istituzione dell’area naturale protetta “Parco Naturale regionale delle lame S. Giorgio e Giotta”. In quella sede si stilava un documento di indirizzo con allegata perimetrazione, che sarebbe servito a redigere il d.d.l. istitutivo dell’area naturale protetta. Ma nonostante la riconosciuta importanza di questo sito, le sue ricchezze hanno continuato ad essere contaminate, quando non distrutte dagli interventi umani: cementificazione, disboscamento, incendi e smaltimento illegale di rifiuti di ogni genere.
E arriviamo a novembre 2009, quando i rappresentanti dei comuni interessati dal Parco si costituiscono nel comitato intercomunale “Pro-Lama S. Giorgio-Giotta”. Come primo atto, il comitato ha chiesto che venga applicata una legge che tuteli e garantisca l’effettivo rispetto dei vincoli del parco. Il 30 novembre viene depositata presso la V commissione Ambiente della Regione Puglia la proposta di legge per il Parco Regionale Naturale Lama S. Giorgio-Giotta e la richiesta di audizione in Commissione consiliare; quasi in contemporanea il comitato avvia una raccolta firme per chiedere al Presidente della Regione Vendola la sua definitiva istituzione.
L’audizione è avvenuta nei primi giorni di febbraio di quest’anno, in presenza del presidente dellla V commissione Mita e dell’assessore all’ ecologia Introna, che ha sottolineato la massima disponibilità del Governo regionale all’istituzione dell’area protetta.
Un parco per un territorio
La speranza è che dopo le elezioni regionali del prossimo 28 marzo, il presidente della nuova Commissione voglia “salvare” il provvedimento e riprendere l’iter da dove era rimasto, ma che soprattutto che nel nuovo organico ci sia continuità di vedute in materia di tutela ambientale.
L’istituzione del parco potrebbe avere una ricaduta non indifferente sui comuni interessati, soprattutto dal punto di vista economico. Un territorio tutelato e protetto potrebbe, se ben gestito, favorire ad esempio un tipo di turismo finora inesistente o creare nuovi sbocchi occupazionali per tutta l’area interessata; le ricadute positive sulla crescita economica del territorio incluso nei confini del parco sarebbero evidenti.
amianto2Ma c’è un pericolo da non sottovalutare. Mentre l’iter burocratico andava avanti lentamente, sono accaduti fatti allarmanti, che hanno fatto della lama una specie di discarica a cielo aperto (sono stati trovati persino resti di amianto) su cui la cittadinanza si è mobilitata. La protesta dei cittadini, organizzati in comitati e associazioni, è poi divantata fortissima quando l’Acquedotto Pugliese ha deciso di scaricare nella lama le acque “chiare” di due depuratori, uno già costruito e l’altro in costruzione a Casamassima a ridosso del territorio di Rutigliano. Le associazioni – in prima linea Archeoclub e Proloco dei comuni interessati - hanno fatto partire una petizione popolare, indirizzata al Presidente della Regione Puglia con cui chiedono ad AQP e Regione di cercare soluzioni alternative allo scarico delle acque nella lama, soluzioni che eviterebbero danni ad un ambiente non del tutto antropizzato che conserva ancora una vegetazione spontanea e una fauna selvatica da salvaguardare con tutti i mezzi.
Fonte: www.ambienteambienti.it (di Marilisa Romagno)
Foto: www.ambientemola.it



