Posidonia oceanica: quando le alghe sono un concime. Che bella scoperta
Nell’articolo “Posidonia oceanica: quando le alghe sono un concime. Che bella scoperta” pubblicato l’11 marzo 2010, il quotidiano Puglia recensisce il libro pubblicato dal Comune di Mola di Bari sul recupero dei residui spiaggiati di posidonia.
Ecco il caso dei residui spiaggiati a Mola di Bari.
MOLA DI BARI - Non solo carta, plastica, vetro e alluminio. Anche 1e alghe possono essere recuperate e riciclate per diventare concime ecologico ed economico. E’ il caso della Posidonia oceanica, una pianta marina molto diffusa nelle acque del litorale barese, in particolare a Mola di Bari, che per anni ha arrecato disagi nella zona.
Gli accumuli di residui, infatti, causano cattivi odori molto intensi, soprattutto dopo l’avvio dei processi di decomposizione. Un problema non solo di igiene e decoro pubblico, ma anche di tutela delle coste, visto che l’alga ha effetti anche nella modellazione dei litorali e nella loro protezione dai fenomeni erosivi. Per anni i cittadini si sono difesi dando fuoco ai residui accumulati, causando però l’emissione di fumi nocivi e di ulteriore cattivo odore. Di qui la necessità di trovare una soluzione definitiva. E allora perché non riciclare i residui? Lo diceva anche il poeta latino Lucrezio, “nulla si crea e nulla si distrugge”, ma a tutti va data una seconda possibilità, anche alle alghe. La collaborazione tra l’amministrazione comunale di Mola di Bari e l’Arpa (Agenzia Regionale Protezione Ambientale) Puglia, cominciata nel 2006, ha portato ad un progetto di ricerca per il recupero dei residui di Posidonia oceanica, curato dal centro ‘La Noria’ di Mola di Bari e portato avanti dai ricercatori Angelo Parente (Istituto di Scienze dalle Produzioni Alimentari del Cnr di Bari) e Pietro Santamaria (Dipartimento di Scienze delle Produzioni Vegetali dell’Universitá di Bari), che lo hanno ripercorso nel volume “Il caso dei rifiuti spiaggiati di Posidonia oceanica: da rifiuto a risorsa”, edito da Levante. Nel 2009 il Ministero delle politiche Agricole ha ammesso la pianta marina nell’elenco delle matrici comportabili. Il libro analizza dal punto di vista scientifico gli studi compiuti per giungere alla certificazione ministeriale, l’intensità della diffusione della Posidoma ocemica sul territorio regionale e le varie possibilità di utilizzazione e di recupero del vegetale.
Il progetto dimostra come sia possibile coniugare 1e esigenze di tutela del territorio, decoro pubblico ed ecologia e nello stesso tempo favorire la ricerca scientifica sul territorio. Un’ini¬ziativa di alto livello, che mira alla sensibilizzazione ambientale dei cittadini, facendo anche riferimento alle energie culturali e accademiche della nostra terra, da sempre poco sfruttate, perché poco conosciute o coltivate. Il risultato fa deci¬samente onore alla comunità scientifica locale e dà una prova di come non sia sempre necessario andare via dalla Puglia per diven¬tare ricercatori e scienziati di valore: rendersi utile alla propria terra dà spasso molte soddisfazione, anche più di un premio.
Fonte: Puglia dell’11 marzo 2010, pag. 11 (di Antonella Paparella)



