Orti di pace
Lavorare la terra, seminare, piantare, coltivare, raccogliere… semplici e centenari gesti che ci hanno accompagnato nel corso della nostra evoluzione.
Coltivare l’orto e conoscere le piante spontanee che la natura generosamente ha sempre offerto costituivano il prezioso sapere che la Civiltà Contadina ha custodito e tramandato per generazioni.
In poco tempo però questa cultura e questo sapere sono stati oggetto di denigrazione e la cultura contadina è stata spazzata via dalla cultura industriale del “tutto pronto”.
Coltivare verdure e frutti per sé e per la propria famiglia tutto d’un tratto è diventato “out”. In una società che corre (verso cosa non è dato saperlo!) non è concepibile perdere tempo a lavare della verdura figuriamoci a coltivarla. Bisogna comprarla già selezionata, tagliata e pulita… non importa se mangiamo l’equivalente nutrizionale della paglia e produciamo una montagna di rifiuti che non sappiamo più dove mettere.
Per fortuna non tutto è irreversibile e irreparabile. Ne abbiamo avuto la prova sabato 14 marzo a Cesena in occasione del 5° convegno nazionale degli Orti di Pace che si è tenuto presso l’EcoIstituto di Tecnologie Appropriate (http://www.tecnologieappropriate.it/).
Io, Giulia, Clara, Carlo e Flavio ci siamo andati per conoscere da vicino le tante esperienze di Orti di Pace sparsi in tutta la penisola.
Orti nelle scuole per insegnare ai ragazzi che un pomodoro non nasce in una vaschetta ma che occorre tempo, cura, pazienza e sapienza per allevare la pianta e riuscire a raccoglierne i frutti.
Orti nelle carceri per dare un senso riabilitativo alla detenzione.
Orti nelle strutture di cura per dare un’opportunità a chi soffre un disagio mentale
Orti nelle aree verdi incolte dei comuni per consentire a chi ne ha voglia di coltivare per se e la sua famiglia dei genuini ortaggi risparmiando denaro mangiando meglio.
La realizzazione di un Orto di Pace non richiede grandi investimenti ma solo buona volontà.
Se ci guardiamo intorno nei nostri paesi possiamo scorgere facilmente aree verdi completamente incolte e abbandonate.
I giardini delle scuole sarebbero più belli se al posto del terreno battuto ci fossero delle piante di zucchina, peperone, cavolo, pomodoro, finocchio…….ormai quasi sconosciute a gran parte delle giovani generazioni Gli alunni avrebbero la possibilità di apprendere un sapere che va oltre i libri di testo e di capire l’applicazione di quanto imparato tra i banchi di scuola nelle ore di matematica, educazione tecnica, scienze……. e vivere da vicino il ‘miracolo della natura’.
Di Orti di Pace o Orti urbani abbiamo avuto modo di parlarne nel corso degli incontri tenutisi in occasione della costituzione del GAL Sud Est Barese.
Il GAL potrebbe essere uno strumento di promozione degli orti di pace nei comuni che vi hanno aderito, ma non sarebbe giusto subordinare la realizzazione degli stessi all’approvazione della proposta presentata i mesi scorsi.
Non c’è bisogno di un finanziamento a sei cifre per destinare le aiuole delle scuole ad orti
E’ economicamente conveniente e socialmente opportuno destinare un’area verde del comune a Orto Urbano sarà un vantaggio per la cittadinanza e per l’ambiente.
Arcangela Di Gioia
Noicattaro a Sinistra




